San Marco Argentano

 Acri

L'origine di questa cittadina, disposta in pittoresca posizione su due poggi, è ancora avvolta nel mistero: secondo alcuni venne fondata dagli osci, per altri dagli japigi, popoli di stirpe ellenica, per altri ancora i sibariti, sfuggiti alla distruzione della loro città, ripopolarono l'antica Acra fondata dai brettii. Numerosi edifici settecenteschi ne segnano la fisionomia. Tra questi il maestoso palazzo Sanseverino, apprtenuto all'omonima potente famiglia calabrese e oggi sede del Museo della Civiltà contadina e del MACA, il Museo civi d'Arte contemporanea "Silvio Vigliaturo". Edificato tra il XVI e il XVII secolo e restaurato nel 1720, ha il salone dei ricevimenti affrescato nel 1714-18 con l'Allegoria del tempo. Tra le numerose chiese di chiese di Acri sono interessanti la chiesa di S. Maria Maggiore, eretta sui resti di un preesistente edificio romanico, la chiesa di S. Francesco di Paola, di origine cinquecentesca, e l'imponente santuario del Beato Angelo, eretto nel 1898, con volta affrescata alla fine dell'Ottocento. Sono rilevanti anche il monumento a Battista Falcone, uno degli ideatori della spedizione di Sapri, scolpito da Giuseppe Scerbo da Polìstena nel 1888, e la torre civica eretta sui ruderi di un antico maniero, che custodisce un orologio francese del XVIII secolo. Nella parte alta dell'abitato sorge la chiesa di S. Nicola di edificazione quattrocentesca; secondo la tradizione, la pietra rossa sulla facciata rappresenta il punto dove colpì una scimitarra saracena e da cui sgorgò sangue come da un corpo ferito. Nacque ad Acri lo scrittore Vincenzo Padula, che dalle pagine del settimanale il Bruzio, da lui fondato e diretto (1864), denunciò le spaventose condizioni di miseria dei contadini calabresi all'alba dell'Unità d'Italia.

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