Canna

Il piccolo borgo di Canna sorge a circa 10 km dal mare. Immerso nel verde bosco Commaroso è circondato da colline coltivate a grano ed ulivi e da una suggestiva veduta sul golfo di Taranto. E' un luogo dove le bellezze paessaggistiche si affiancano alla cordialità della gente e alle tradizioni popolari, offrendosi al visitatore con naturalezza ed armonia. Storicamente il centro di Canna comincia a lasciare tracce dal 1240, quando l'Imperatore Federico II in un editto ordinava agli uomini dei centri vicini a Rocca Imperiale, tra i quiali Canalis Canne, di provvedere alla manutenzione della fortezza.

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La famiglia Sanseverino, appartenente alla casata dei conti di Luaria, ne fece il suo feudo fino al 1498 quando il Re di Napoli glielo sottrasse a causa della ribellione di Bernardino sanseverino. Solo qualche anno dopo il Re ferdinando D'Aragona lo concesse al nobile di origine napoletana Pirro Loffredo. In età barocca, Canna, passò sotto il controllo di svariate famiglie: Merlini, Calà, Pignatelli, marifeola e Villanova. Nel 1781 il marchese di Villanova vendette la terra di canna con quella di Nocara a Vincenzo Virgalitto. Nello stesso anno i cittadini cannesi chiesero il pubblico demanio ed ottennero, da parte della Regia Camera di Nappoli, l'autonomia amministrativa nel 1788. Oggi Canna si presenta con una struttura urbanistica seicentesca con elementi rinascimentali, barocchi e neoclassici. Vicoli e piazze del centro storico si caratterizzano per le costruzioni in pietra chiara, segni di una lavorazione artigianale ormai lontana nel tempo ma ben impressa nella memoria popolare.

Chiesa dell'Immacolata Concezione.

Di epoca medievale era costituita da una sola navata, nel 1773 fu costruita la navata destra e l'anno successivo quella sinistra. La facciata è divisa in livelli. Il primo ha una cornice sostenuta da lesene doriche. Qui si aprono tre ingressi: quello principale e quello di sinistra sono arricchiti da una cornice d'intonaco, mentre quello destro ha un portale litico in stile barocco ornato con fregi a ghirlande e conchiglie. Al livello superiore, invece, ci sono due nicchie laterali e una finestra. Il campanile è medievale e sormontato da una piramide ottagonale. All'interno un pulpito di legno con baldacchino e pannelli lavorati e una fonte battesimale con copertura in legno a "bulbo". Numerose sono le cappelle delle navate laterali. Queste conservano: una tela raffigurante la Madonna del Rosario; un quadro dell'Aparecida; una statua della Madonna dell'Immacolata del 1700 sulla cui testa spicca una corona d'argento di scuola napoletana del 1781; un altare corinzio di San Francesco di Paola sul quale si trova un ciborio in stucco con lo sportellino in lamiera d'argento (1801); una statua di san Biagio in cartapesta del XIX secolo. Nella chiesa sono contenute altre opere di valore: una croce d'argento di fattura napoletana (1714); un crocifisso in legno del XVI secolo; un calice e un ostensorio d'argento; una pisside in argento del XIX secolo; due antifonari romani per la messa cantata (stampati aVenezia nel 1759). Sotto la pavimentazione dell'edificio sono stati rinvenuti alcuni ossari.

Le cappelle.

Madonna del Soccorso: la facciata della semplice cappella, costruita nel XIX secolo, ha un portale sormontato da un rosone. Ai lati quattro lesene e due nicchie. All'interno sono custodite le statue dell'Addolorata e del Cristo morto e quella lignea della Madonna del Soccorso. Sant'Antonio Abate: in origine la piccola costruzione faceva parte dell'adiacente palazzo Russo. In seguito alla distruzione dell'edificio da parte dei freancesi la cappella fu annessa al palazzo Bruni. Oggi è proprietà della fanmiglia Bruni-Campolongo. Il portale in pietra è del 1507 e all'interno c'è una pregevole statua di S. Antonio Abate. S. Antonio da Padova: è annessa al palazzo gentilizio della famiglia Favoino. Sul portale litico è incisa la data 1777. All'interno è custodita la statua del santo. S. Giuseppe: all'interno vi è un piccolo altare con un tabernacolo. In alto una tela raffigurante la Vergine, e al lato, la statua del santo. La cappella è annessa al palazzo detto "du purtone" per il portale in pietra risalente al XVI secolo. L'edificio agli inizi del 1800 fu adibito a condominio. S. Rocco: opera del 1800 ormai sconsacrata, la cappella fu eretta di fianco al castello alla morte della baronessa Mariangela Mazzario.

Castello-Convento Missionarie del Buon Maestro.

Poche sono le notizie sulle origini del castello baronale Toscani costruito probabilmente verso il 1700. E' certo, però, che agli inizi del XX secolo fu donato alla chiesa dell'Immacolata. Nell'immediato dopoguerra sui ruderi del maniero è stato costruito il convento delle Missionarie del Buon Maestro che ospita un convitto di bambine e una scuola materna.

Palazzi.

Pitrelli: recentemente restaurato, ha un imponente portale in pietra della metà del 1800 con due colonne corinzie ai lati sostenute da ampie basi. In alto lo stemma della casata. A destra dell'ingresso un piccolo portale con finestra ellittica sormontato da una nicchia con campana. A sinistra, invece, sono visibili le arcate in pietra che sostengono un ampio balcone. L'edificio ha due piani, al primo si notano tre finestre simmetriche con cornice ondulata a balconcino. Buni-Campilongo: del XIX secolo ha un bel portale litico con deocrazioni a chiocciole a conchiglie ed è sormontato da uno stemma gentilizio. Ai lati della porta due visi scolpiti. La struttura dell'ingresso è leggermente spostata in avanti rispetto al palazzo. Rago: risalente al XIX secolo ha due livelli. Al primo un portale di pietra decorato (ornamenti a chiocciola e conchiglia) con stemma gentilizio. Più in alto una finestra ellittica sormontata da un balconcino in ferro battuto. Jelpo: del XIX secolo è su tre livelli. Caratteristico l'ingresso principale a quattro colonne che sorreggono il lungo balcone centrale del primo piano. Toscani: varcando l'ingresso principale del palazzo (XVII secolo) che ha un portale in pietra liscia sormontato dallo stemma gentilizio, si entra in un piccolo cortile. Qui, sulla sinistra, c'è un'entrata a cui si accede salendo due scalinate simmetriche a semicerchio. Di fronte all'ingresso un'altra porta d'accesso che all'esterno ha una scalinata di cui rimangono solo i ruderi. Favoino: realizzato nel XVIII secolo in pietra locale, il portale ha una lavorazione a scanalature con arco poggiate su due colonne. In alto lo stemma gentilizio.

Convento dei Frati Minori Osservanti.

Nelle vicinanze dell'attuale centro abitato, in località detta "u cumment", sorgeva nella seconda metà del XV secolo un convento fondato dai frati minori osservanti. Il convento sembra fosse consacrato alla Vergine di Loreto. Agli inizi del 1700 i frati chiesero ai loro superiori di essere trasferiti poiché il luogo era insalubre a causa della vicina sorgente che attirava molti insetti portatori di malattie. Successivamente, a seguito di una formale richiesta fatta dai cittadini di Canna alla sacra congregazione dei Vescovi datata 1713, i monaci tornarono ad abitare il convento incoraggiati anche da un'entrata annua di poco più di quaranta ducati ma solo dieci anni dopo essi abbandonarono nuovamente e definitivamente il sito, prendendo dimora nel vicino cenobio di S. Maria degli Antropici di Nocara il quale essendo situato ad un'altitudine maggiore, godeva di un'area più salubre. Della fabbrica del convento nelle vicinanze diCanna oggi non rimangono che pochissimi resti delle mura franate, così come non rimane traccia della sorgente che sgorgava nelle sue vicinanze.

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