Carlòpoli

E' ancora l'agricoltura la principale fonte economica di questo paese nell'alta valle del fiume Corace, circondato da pascoli e boschi, in cui si producono castagne e ottimi formaggi, tra cui le saporite ricotte e i "burrini", fatti con burro finissimo racchiuso nella pasta del caciocavallo.

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Il suo nome deriva dal conte Carlo Cigala, proprietario di queste terre, che nel 1625 concesse ad alcune famiglie di pastori e contadini l'autorizzazione a fondare un nuovo casale, per trasferirsi dai borghi limitrofi. A circa 4 km dalla vicina frazione Castagna si incontrano le possenti e suggestive rovine dell'abbazia di S. Maria di Corazzo, fondata dai Benedettini nel 1135 e passata ai cistercensi nel 1162, che dissodarono le fertili terre intorno e determinarono il decollo economico e spirituale della'abbazia. La sua presenza, voluta dai normanni per contrastare la diffusione del monachesimo greco, costituì un importante fattore di popolamento di queste terre perché i monaci offrivano fondi rustici da coltivare con contratti particolarmente favorevoli. Nel medioevo il complesso monastico fu un centro religioso, culturale ed economico di primaria importanza, nel quale fu abate per dieci anni anche Gioacchino da Fiore. E proprio qui il monaco teologo dettò le sue opere maggiori a tre amanuensi, uno dei quali era Luca Campano, suo principale biografo. In quell'epoca e nei secoli seguenti furono molte le donazionipapali e imperiali di terre, e l'abbazia divenne anche per questo sempre più ricca e potente, fino al XIV secolo quando guerre, carestie e pestilenze im pedirono ulteriori accrescimenti. Riedificata nel XVI secolo e dopo il terremoto del 1638, l'abbazia di Corazzo crollò durante il sisma del 1783 e non fu più ricostruita; il convento, soppresso dai francesi nel 1807, fu spogliato di ogni suo avere e distrutto.

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