Catanzaro

La parte alta della città che sembra voglia svincolarsi dal declivio collinoso su cui riposano le sue case, e forse desiosa di azzurro e di verde tende a stendersi, risalendo coi suoi fabbricati, ancora in alto, verso le montagne presilane che poi azzurramente cupe degradano sino, a poco a poco, a raggiungere le acque silenziose del classico golfo di Squillace. È sempre bello a vedere questo giardino, nei tepidi pomeriggi di autunno e nelle primavere aulenti, nelle fresche mattine d'estate e nelle luminose giornate d'inverno… (Giovanni Pascoli).

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Una città antica fatta di viuzze strette che si intersecano tra palazzi e città nuova, moderna nello stile e con un grande carattere. Una realtà che avvolge le sue origini nel fitto mistero, talmente tante sono le leggende cui si tenta di far risalire la sua fondazione. asti pensare ai tanti nomi a cui ci si imbatte per arrivare a quello che oggigiorno utilizziamo per il capoluogo della Calabria. Si inizia con Katantza'rion, del periodo greco-romano a Catacium dell'epoca tardo romana. Al Qatansàr del quinquennio saraceno al completamente diverso Rocca di Niceforo del periodo dei bizantini. Sotto il dominio normanno prende il nome di Cathacem, per essere denominata come Cathanzario con il Regno di Napoli, fino ad identificarsi in Catanzaro con l'Unità d'Italia.

Una storia lunga di cui la città è sempre stata protagonista sia per la sua posizione geografica, che per la sua collocazione: al centro della regione e alta, sul monte dal quale era possibile scrutare gli orizzonti. Per i contemporanei Catanzaro fa rima con vento, San Vitaliano e Velluto (le 3 V). Vento proprio in onore della località in cui sorge, l'altezza favorisce il fatto che le correnti siano sempre molto presenti sul territorio. San Vitaliano è il protettore della città, a lui ci si rivolge in difesa contro le calamità naturali. I resti mortali di colui che ricoprì la carica di Vescovo di Capua nella fine del VII secolo, raggiunsero il capoluogo calabrese nel 1122 con papa Callisto II per l'inaugurazione della cattedrale normanna. Le stesse sono ancora oggi conservate nell'edificio religioso ricostruito dopo il terremoto. Velluto, perché da qui partivano tessuti dai colori sgargianti, impossibile da riprodurre altrove. Il velluto che ornava la reggia di Ladislao, primo re di Napoli, completamente intarsiato d'oro, ne è un esempio.

Piazza Matteotti.

Davvero eterogeneo è l'aspetto attuale di questa lunga piazza, ridisegnata nel 1991 dall'architetto Franco Zagari, che segna il limite tra la parta vecchia della città e i quartieri cresciuti a nord. Costruzioni moderne si giustappongono a edifici del primo Novecento, tra i quali spiccano i prospetti liberty dell'Istituto  Tecnico Industriale "Ercolino Scalafaro",  e della sede della stac, tramvia elettrica di catanzaro. A questo composito scenario di architetture si aggiunge un arredo urbano che gioca sulle forme geometriche di sfere, linee rette e curve e di una lunga scala triangolare. Il monumento al Cavatore fu realizzato negli anni'50 del Novecento dallo scultore Giuseppe rito per ornare l'esedra ottocentesca che chiude a sud la prospettiva della piazza, mentre il monumento ai Caduti di Michele Guerrisi si eleva di fronte al lungo prospetto del palazzo di giustizia. Realizzato nel 1933, il gruppo scultoreo in bronzo su alto basamento di granito fu danneggiato dai bombardamenti che colpirono la città nel 1943, durante i quali venne distrutta la figura della madre in attesa, che trovava posto alle spalle dei fanti in combattimento.

Viadotto Bisantis.

Realizzato nel 1958-62 su progetto di Riccardo Morandi, l'imponente ponte in cemento armato, lungo 235 metri e composto da due arcate parallele indipendenti, che scavalca la Fiumarella, rappresenta una pietra miliare nella storia dell'ingegneria contemporanea. Si può raggiungere dalla fontana del cavatore percorrendo il primo tratto di via carlo V, una sorta di lunga e panoramica terrazza sulla valle creata dal torrente.

MARCA.

Il Museo della Arti di Catanzaro è un polo museale multifunzionale nato nel 2008 per affiancare alle raccolte del museo provinciale mostre ed esposizioni di arte contemporanea, dalle avanguardie del secondo dopoguerra agli artisti di ultima generazione. Le collezioni storiche iniziano dalXV secolo, con la tavola Madonna della Ginestra di Antonello de saliba, e proseguono con opere sei-settecentesche, tra le quali spiccano tele di Battistello Caracciolo (Madonna in gloria), Mattia Preti (Due filosofi) e Andrea sacchi (Ebbrezza di Noè). Il nucleo ottocentesco vanta la più importante raccolta di opere di Andrea cefaly, nato nel 1827 a Cortale, piccolo centro in provincia di catanzaro; e tele di artisti calabresi dello steso periodo, an parte legati alla cosiddetta scuola di cortale, fondata dallo stesso Cefaly. Il museo accoglie anche la Gipsoteca Francesco Jerace, una trentina di sculture in gesso e alcune in marmo che testiomoniano il percorso creativo dell'artista calabrese, nato a Polìstena nel 1853. La collezione permanente di arte contemporanea, in via di formazione, si pone in stretto rapporto con le esposizioni, accogliendo opere di protagonisti della scena internazionale come Mimmo Rotella, Alex Katz, Antoni Tàpies, Alessandro Mendini, Andrea Pistoletto. Il museo è inoltre parte attiva del progetto Intersezioni, manifestazione artistica dedicata alla scultura contemporanea che si svolge ogni estate al Parco archeologico di Scolacium.

Corso Mazzini e il Complesso di San Giovanni.

Il nuovo volto della città, voluto all'indomani dell'unificazione italiana, ebbe come principale cardine questo lungo asse viario che da piazza Matteotti attraversa il nucleo storico. Imboccando il primo tratto si costeggia il muraglione dell'ex Carcere giudiziario, realizzato nel XIX secolo con la trasformazione di un convento seicentesco, a sua volta eretto nell'area di un antico castello. In questo luogo seorgeva infatti il Castel S. Giovanni, edificato dai normanni sul più alto dei tre colli che formavano la città. Il forte, completato nel 1070, venne distrutto nel 1461 e in seguito utilizzato come cava di materiali per la costruzione della vicina chiesa di S. Giovanni e di altri edifici cittadini. Inaugurato nel 1998 nell'area del distrutto castello, il monumentale complesso di S. Giovanni ospita gli uffici della Soprintendenza ai Beni Artistici e Ambientali e ampi spazi espositivi per mostre d'arte. Animato centro della vita cittadina e ancora in parte fiancheggiato da edifici tardottocenteschi, il corso raggiunge in breve piazza Garibaldi sulla quale affaccia la chiesa di S. Giovanni Battista, fondata nel 1532 ma più volte trasformata tra il VII eil XIX secolo. Nell'intero, con volta a botte e ampia cupola affrescata nel 1910, due stemmi ai lati dell'altare maggiore testimoniano i legami della chiesa con l'ordine dei Cavalieri di Malta. Lavori di restauro hanno portato alla luce antichi ambienti sotterranei, in parte visibili sotto il pavimento della ciesa: si tratta di fosse comuni, tombe di famglie nobili, una cisterna scavata nel tufo, e un vano ipogeo con tracce di affreschi. Una diramazione a destra, via De Grazia, conduce all'ex chiesa di S. Omobono, la più antica tra i monumeti della città, fondaa nel XII secolo e divenuta sede della confraternita dei sarti. L'edificio, piccolo vano di forma rettangolare, presenta all'esterno resti di una decorazione ad archi ciechi di ispirazione normanno-bizantina. Di fronte al palazzo del Governo, la chiesa dell'Immacolata, originaria del XIII secolo ma completamente ricostruita nel 1765, ha la facciata rimaneggiata alla fine del XIX secolo; nell'interno della basilica si notano gli affreschi dell'alta e luminosa cupola, dovuti alla scuola di Andrea Cefaly. Superata piazza Grimaldi, il corso prosegue fiancheggiato da interessanti edifici ottocenteschi, come il Palazzo Fàzzari, realizzato nel 1870-74 da Federico Andreotti che si ispirò all'architettura del Quattrocento fiorentino e curò anche la ricca decorazione degli interni; l'antica farmacia Leone ospitata al piano stradale  conserva l'insegna del 1893 e parte degli arredi orignali.

Casa della Memoria.

E' ospitata nella casa dell'artista catanzarese Mimmo Rotella, in cui la mdre gestiva una sartoria; l'istituzione è nata nel 2005 con lo scopo di far conoscere a un pubblico sempre più vasto la multiforme opera di uno dei protagonisti dell'arte italiana del dopoguerra. In un contesto intimo e familiare, la casa-museo espone foto, cimeli, onorificenze ottenute dall'artista in Italia e all'estero e alcune opere storiche che anticipano la nascita del dècollage, dirompente gesto artistico che caratterizza molti lavori di Rotella. Nel museo trova spazio anche una collezione di cappelli disegnati dalla madre Teresa, testimonianza del gusto e dell amoda nella Calabria del dopoguerra.

Chiesa del Monte dei Morti.

Da corso Mazzini per via Antonio Menniti Ippolito si sale a questa chiesa dei padri Cappuccini, il cui strano nome deriva dal fatto che su questo piccolo rilievo sorgeva anche un monte di pietà i cui risparmi servivano per le esequie funebri. La chiesa, con portale tardobarocco (1728) sormontato da una statua della Madonna e da un finestrone, ha l'interno ornato da decorazioni a stucco di artigiani calabresi.

Duomo.

Nel luogo in cui sorge il Duomo già nel XII secolo esisteva una chiesa, che la tradizione diceva innalzata per volere di papa Callisto II. L'edificio di età normanna, ricostruito all'inizio del XVI secolo, fu però distrutto più volte dai terremoti e fu sostituito, agli inizi del XIX secolo, da un tempio in stile neoclassico. L'attuale costruzione risale tuttavia al 1960, perché la fabbrica ottocentesca fu abbattuta dal bombardamento aereo che nell'agosto del 1943 colpì la città. Custodisce una marmorea Madonna degli angeli di scuola messinese (1595). In alcuni locali del vicino Palazzo Vescovile è collocato il Museo diocesano d'Arte sacra, con opere, oggetti e arredi sacri dei secoli XVII-XX provenienti dalle chiese cittadine e dalla diocesi di Catanzaro-Squillace. Il nucleo più consistente accoglie il Tesoro della Cattedrale, con ricchi paramenti e le argenterie del Duomo, tra le quali spiccano per la squisita fattura un calice siciliano del 1654 e una Croce astile del 1695. Importante anche la collezione di paramenti liturgici, con mitre, piviali e pianete in damasco di seta che testimoniano l'antica e raffinata arte tessile di Catanzaro, prima città in Italia a coltivare il gelso e ad allevare il baco da seta, importati dall'Oriente nell'XI secolo.

Chiesa del Rosario.

Detta anche di S. Domenico, la chiesa alle spalle del Duomo presenta una facciata neoclassica realizzata dopo i lterremoto del 1832. Consacrata alla fine del Quattrocento e rinnovata un secolo più tardi, ha nell'interno stucchi settecenteschi che, nonostante le aggiunte di inizi Novecento, costituiscono un buon esempio di barocco calabrese. Sui pilastri che separano le navate dal transetto sono poste, a destra, una Madonna dela Purità, statua in marmo di Francesco Cassano (1613), a sinistra, una statua del Redentore (XV secolo); nel transetto sinistro si ammira la Madonna del Rosario, tavola del fiammingo Dirk Hendricksz.

Piazza Cavour.

Per la salita dei Tribunali si torna in corso Mazzini, all'altezza di piazza Cavour. Poco distante sorge il teatro Masciari, edificio di linee liberty inaugurato nel 1923. all'interno presenta una notevole decorazione a stucchi e un'ampia galleria con ringhiera in ferro battuto nei modi dello stile floreale. A pochi passi dal teatro sorge la piccola chiesa di S. Rocco, eretta nella seconda metà del XII secolo, che conserva all'altare maggiore una statua del santo titolare, opera dello scultore napoletano Gian Domenico D'Auria (1562).

Villa Trieste.

Forse per le bellissime viste che si spingono ad abbracciare la Sila Piccola e il mare fino a Capo Rizzuto, il giardino pubblico realizzato nel 1878-81 da un architetto francese in un podere del convento delle clarisse era conosciuto come "il Paradiso". Tra vialetti, aiuole fiorite e gruppi arborei con essenze mediterranee ed esotiche sono collocati busti e statue di calabresi illustri, tra i quali si nota la statua del filosofo Francesco Fiorentino realizzata da Francesco Jerace. Nei pressi del giardino, un tempo chiamato giardino Margherita in onore della regina, intervenuta con re Umberto alla solenne apertura del parco cittadino, si trovano l'ottocentesco palazzo municipale, con facciata che imita i modi del rinascimento, e la sede del Museo archeologico provinciale, che accoglie oltre mille reperti dai periodi del Ferro e del Bronzo all'età greca, romana e paleocristiana e un notevole monetiere con pezzi greci, romani, bizantini, normanni e svevi. Tra i reperti più ammirati, il cosiddetto Cavaliere di Petelia, frammento di una statua equestre in bronzo risalente al II secolo d.C., il più antico elmo di Tiriolo, in bronzo decorato a sbalzo, degli ultimi decenni del IV secolo a.C., e una lamina in oro decarata a sbalzo che raffigura l'Adorazione dei Magi, risalente al VI secolo. Poco lontano, tra via Jannoni e via Italia, si erge l'imponente teatro Politeama, progettato da Paolo Portoghesi e inaugurato nel 2002, con una grande sala a ferro di cavallo e cinque ordini di palchi.

Chiesa dell'Osservanza.

Si trova a nord del centro storico, in un quartiere sorto nel periodo tra le due guerre mondiali. Per via Indipendenza si raggiunge in breve una piazza ornata dal monumento a Francesco Stocco, capo dei moti del 1847-48 e luogotenente garibaldino nel 1860, e da qui la chiesa, costruita nel XV secolo per un convento di Minori Osservanti. Custodisce all'interno la Madonna della Ginestra, statua marmorea realizzata da Antonello Gagini (1504), e un Cristo schiodato della metà del XVII secolo di fra Giovanni da Reggio.

Parco della Biodiversità Mediterranea.

Inaugurato nel 2004 nei giardini della vecchia Scuola Agraria, è un'ecosistema in cui convivono numerose varietà di piante e fiori tipici dell'ambiente mediterraneo. Con il bosco Valle dei Mulini forma il Parco internazionale della Scultura, una vasta area verde di oltre 60 ettari che è divenuta negli anni una sorta di museo all'aria aperta. accoglie infatti sculture appositamente create da artisti di fama internazionale che hanno partecipato alle annuali rassegne di Intersezioni. Sono più di 20 le installazioni presenti, con opere di Tony Cragg, Jan Fabre (L'uomo che misura le nuvole), Antony Gromley (Time Horizon, con sette uomini di ferro che s'interrano e risorgono), Dennis Oppenheim (Electric Kisses), Mimmo Paladino (Testimoni) e Michelangelo Pistoletto (I tempi cambiano, con colonne formate da castelli di lavatrici e timpano realizzato con serpentine di frigoriferi) divenute parte del patrimonio pubblico cittadino. Nel parco ha sede il MUSMI, Museo storico militare "Brigata Catanzaro", raccolta di armi, uniformi, manifesti e cimeli militari dalle campagne napoleoniche al Risorgimento e alle guerre mondiali.

Museo delle Carrozze.

In località Siano, 3 km a nord-est di catanzaro, in un edificio in stile medievale annesso a una fattoria per la produzione olearia, è allestito questo museo che espone le carrozze della collezione del barone De Paola, molte delle quali appartenute a nobili famiglie del luogo. In alcuni locali adiacenti è stata ordinata una piccola raccolta di attrezzi e oggetti della cultura contadina tradizionale.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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