Cirò Marina

Un castello a pianta quadrilatera caratterizza il centro della cittadina, vivace per attività commerciali e turistiche. Nel piccolo Museo civico e archeologico sono esposte ceramiche, terrecotte architettoniche, bronzi e altri reperti di epoca arcaica, classica ed ellenistica provenienti dall'area dell'Apollonion (il tempio di Apollo di Punta alice). e dal territorio dell'antica Krimisia, che il mito vuole qui fondata da Filottete, compagno di Ulisse.

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Una strada conduce in breve a Punta Alice, frequentata soprattutto per l'ampia spiaggia di sabbia e ghiaia fine formata dalle correnti e dalle mareggiate, i fondali che digradano dolcemente e il mare di un azzurro cristallino. Nell'antichità il sito era celebre per il tempio di Apollo Aleo, che custodiva le mitiche frecce e la faretra di Eracle, consacrate dall'eroe tessalo Filottete al simulacro del dio. Tra dune di sabbia si ergono i ruderi del tempio dorico, innalzato nel V secolo a.C. e distrutto ai tempi della seconda guerra punica; numerosi reperti vennero alla luce nel 1925 durante lavori di bonifica del territorio: la testa e i piedi in marmo di un acrolito raffigurante Apollo (480 a.C.) probabilmente intento a suonare la cetra; una statuetta in lamine d'oro raffigurante il dio e la bronzea capigliatura di Apollo sono custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, con terrecotte architettoniche del tempio.

Cirò.

Il nome è legato al vino robusto e vellutato che producono i suoi magnifici vigneti, ma il piccolo centro, disposto su un'altura, è suggestivo per la sua pianta a triangolo, che ancora conserva l'intreccio antico di strette viuzze tortuose e resti della cinta muraria medievale. Notevole la struttura del Castello Carafa, di origine quattrocentesca. Anche se i più antichi ricordi risalgono al medioevo, il ritrovamento di sepolcri con ceramiche, oggetti in pietra, bronzo e materiali dell'età del Ferro testimonia che il luogo era già abitato in epoca preistorica.

I vini di Cirò, nettare degli dei.

Con il nome di cremissa era già celebre nell'antica Grecia, quando veniva offerto agli atleti vincitori delle gare di Olimpia. Oggi la zona di produzione del blasonato vino, nelle versioni rosso, bianco e rosato, forse la più celebre tra le Doc di Calabria, è compresa tra i comuni di cirò, Cirò Marina, Crucoli e Melissa. Il Cirò Rosso ha un colore rosso rubino, un sapore corposo, armonico e vellutato. Si tratta in sostanza di un monovitigno, perché prodotto almeno al 95% con uve da vitigni di tipo Gaglioppo, coltivati principalmente sui terreni aspri e asciutti nei territori sopra citati e Rocca di Neto che donano grappoli dalle bacche scure e dalla buccia carnosa; a questi si può aggiungere una piccola percentuale di uve Trebbiano Toscano e Greco. Con una gradazione di circa 13 gradi, accompagna le carni rosse e i formaggi piccanti. Il Cirò Rosato, prodotto con le stesse uve, ha un profumo più delicato e armonico; secco e fresco di sapore, è un vino da tutto pasto, che raggiunge i 12 gradi. Anche il Cirò Bianco, prodotto con uve Greco Bianco al 90% e Trebbiano Toscano per il restante 10%, è un vino giovane, fresco e fruttato, che ben si accompagna a ogni pietanza. Ha colore giallo paglierino e una gradazione di 11 gradi; a differenza del Cirò Rosso non è adatto all'invecchiamento. Ma il Cirò non è l'unico vino prodotto nella zona collinare del Marchesato di Crotone, dove si coltivano tra i migliori vitigni della regione.

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