Cosenza

Strabone vuole che Cosenza sia stata la capitale dei Brettii, o Bruzi , un popolo ritenuto rude, costituito da pastori e da montanari che abitavano l’altopiano silano, poco distante dalle floride colonie greche della costa ionica. In seguito alle successive immigrazioni di popoli diversi, le confederazioni che ne seguirono, fondarono una città che era nata da un accordo, da un consenso, da cui il nome di Cosenza. Le vittorie sui vicini Lucani, ne estesero ben presto il dominio sulla Valle del Crati.

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Da una parte l'ordinata scacchiera della città bassa, con i suoi lunghi viali, le moderne architetture, le vetrine dei negozi e i caffè; dall'altra il nucleo antico, aggrappato al colle Pancrazio e ancora denso di atmosfere medievali. Cosenza, città dalla lunga storia e dall'illustre tradizione culturale, merita una visita non affrettata. Il ponte Mario Martire sul Busento rappresenta il punto d'incontro tra la città vecchia sul colle e qualla moderna, che si allunga sulla pianura.

Chiesa di S.. Domenico.

In piazza Tommaso campanella, sulla riva sinistra del Busento, si affaccia la chiesa, fondata con l'annesso monastero nel 1448 ma rifatta nel corso del XVIII secolo. La sua facciata, dominata da un rosone espressione del gotico flamboyant in Calabria, presenta un portale ligneo del 1614 con intagli a motivi floreali, figure di santi e stemmi. All'interno la cappella del Rosario, dal sontuoso soffitto barocco decorato in oro zecchino, custodisce una tavola della fine del Cinquecento attribuito a Gerolamo Iparato, l'Eterno Padre. L'adiacente cappella di S. Matteo conserva all'altare il gruppo scultoreo della Madonna della Febbre (XVI secolo), tradizionalmente attribuito a Giovanni da Nola ma più recentemente visto come opera di Bartolomé Ordonez e Diego de Silo. A sinistra della chiesa, l'antico convento dei Domenicani presenta un chiostro con arcate, pilastri e portali in stile catalano-durazzesco; oggi la struttura, di proprietà comunale, viene utilizzata come centro di attività culturali.

Corso Telesio.

Varcato il Busento sul ponte Mario Martire, da piazza dei Valdesi ha inizio il corso, la strada principale della città vecchia. Fino a piazza Piccola, l'antico corso era noto come via dei Mercanti perché era qui che si concentravano le botteghe e i laboratori degli artigiani; tra i negozi prevalevano quelli che vendevano stoffe di pura seta, lana e cotone.

Risalendo lungo il corso s'incontra a sinistra la Casa delle Culture, sede di mostre e di attività culturali. Un'ala al primo piano è dedicata al costume dell'Ottocento e del Novecento, con una raccolta di abiti e accessori d'epoca; al secondo piano sono esposti strumenti e arnesi della civiltà contadina.

Nell'ultimo tratto, nel palazzo della Cassa di Risparmio degli inizi del Novecento è ospitato il MAM-Museo delle Arti e dei Mestieri, spazio destinato all'artigianato artistico del territorio.

Duomo.

Dedicata a Santa Maria Assunta, la Cattedrale fu eretta nel XII secolo e semidistrutta dal terremoto del 1184, poi ricostruita in forme gotico-cistercensi nel secolo successivo e riconsacrata nel 1222 alla presenza di Federico II. In seguito l'edificio fu ripetutamente rimaneggiato finché, nel XVIII secolo, fu ricoperto da una sovrastruttura barocca. Con i restauri avviati ahli inizi del Novecento fu riportato in luce l'aspetto originario della facciata, con tre portali ogivali, rosone centrale e rosoncini quadrilobi. Nell'interno, con l'abolizione delle sovrastrutture tardo-barocche, riemersero gli antichi capitelli e tracce di affreschi trecenteschi, mentre l'abside fu arricchita di pitture murali di Domenico Morelli e Paolo Vetri (1899). Lungo la navata sinistra si apre la cappella della Madonna del Pilerio che, secondo la tradizione, salvò i cosentini dalla terribile pestilenza del 1576; la Vergine del Pilerio, patrona della città, è ritratta su una preziosa tavola della fine del XIII secolo, che presenta influssi sia dell'arte bizantina sia di maestri toscani precedenti a Cimabue. Nel transetto è collocato il monumento funebre di Isabella d'Aragona, opera di un artista francese del XIII secolo. L'apparente smorfia di dolore di Isabella indusse qualche studioso a ritenere che quel volto fosse frutto di un calco funerario; puù verosimilmente è dovuto a un'impurità del materiale in cui è scolpito, la pietra di calabria.

Nella navata destra si trova il sarcofago di Meleagro, pregevole opere di epoca tardo-antica. In alto, nel transetto, si ammirano un Crocifisso ligneo del Quattrocento dai modi tardogotici e resti di affreschi del XIV secolo, raffiguranti l'Annunciata e l'Angelo annunciante.

Museo Diocesano.

In piazza Parrasio, nel palazzo dell'Arcivescovado è allestito il Museo Diocesano, con opere d'arte sacra e preziosi oggetti liturgici. Tra i pezzi esposti spiccano una magnifica tela di Luca Giordano raffigurante l'Immacolata e un calice d'oro cesellato a sbalzo su una base costituita da sei edicole con santi, mirabile prodotto di quella cultura tardogotica che caratterizzò l'oreficeria del periodo aragonese nel meridione d'Italia. L'opera più importante del museo è però la croce-reliquiario nota come Stauroteca, capolavoro dell'oreficeria siciliana del XII secolo. Secondo la tradizione, la croce bizantina fu donata a Cosenza dall'imperatore Federico II di Svevia in occasione della riconsacrazione del Duomo. Formata da sottili foglie d'oro e fissata su un'anima di legno, adornata da filigrana e altri intrecci, è il frutto di artisti conoscitori della miniatura bizantina e padroni della tecnica dell'iconografia orientale, che operavano nelle officine reali normanne di Palermo, dove confluivano anche esperienze culturali musulmane e occidentali. Il recto si compone di cinque medaglioni: quello centrale rappresenta il Cristo Pantocratore, nei rimanenti quattro vi sono raffigurati gli Evangelisti. Nel braccio basso è custodita una reliquia della santa croce. Il verso rappresenta Cristo con i piedi inchiodati in posizione accostata.

Piazza XV Marzo.

La scenografica piazza ricorda i moti insurrezionali del 15 marzo 1844: accoglie un monumento a Bernardino Telesio, scolpito da Achille D'Orsi nel 1914, e la statua della Libertà, opera ottocentesca dello scultore Giuseppe Pacchioni a Bologna. Sulla piazza, con l'accesso ai giardini della Villa comunale che si allungano come una verde balconata sulla valle del Crati, prospettano il palazzo dell'Amministrazione provinciale, costruito tra il 1844 e il 1847 sulle strutture del vecchio monastero di S. Maria di Costantinopoli, la Biblioteca civica, che custodisce manoscritti (XVI-XVIII secolo), corali miniati cinquecenteschi e un importante fondo di opere sulla Calabria, e il teatro "Alfonso Rendano", costruito alla fine del XIX secolo, importante polo cittadino di attività culturali, con annuali stagioni di prosa e di musica lirica.

Centro storico.

Sulla strada che porta al complesso monastico di S. Chiara è allestito il Museo del Fumetto, il primo nel Mezzogiorno, che accoglie un importante collezione permanente, con firme prestigiose di disegnatori italiani e stranieri. Più avanti sorge il monastero delle Vergini, fondato nella prima metà del XVI secolo. La sua chiesa custodisce, sopra un altare del 1576, un dipinto su tavola del XIII secolo eseguito da Giovanni da Taranto, mentre la tela all'altare maggiore, raffigurante il transito della Vergine (1570), è attribuita al Maestro di Montecalvario. Da largo delle Vergini si raggiunge l'antica Giostra Vecchia, cosiddetta perché un tempo si svolgevano i tornei cavallereschi. In piazza Marco Berardi sorge la chiesa di S. Francesco d'Assisi, fondata nel 1221 ma notevolmente ampliata nel corso del Seicento. All'interno sono custodite la Madonna della Febbre, statua in marmo del Cinquecento e, nella cappella di S. Caterina d'Alessandria, pregevoli tele di Guglielmo Borremans (1705). L'ex convento è sede del Laboratorio di restauro della Soprintendenza per i Beni storici, artisti ed etnoantropologici della Calabria. Accanto al complesso sono visibili tracce di mura romane in opus reticulatum e i resti di un'antica struttura benedettina, distrutta dal terremoto del 1184 e non più riedificata. Continuando ad addentrarsi nel cuore del centro storico, in un susseguirsi di gradinate, archi e passaggi coperti, ancora si vedono semplici abitazioni dalle caratteristiche scale esterne a pergolato, dette "vignani", e palazzetti quattrocenteschi, con portali ad arco ribassato e decorazioni rinascimentali. Dal quartiere Portapiana si percorre un ultimo tratto in salita per arrivare al castello.

Castello.

Sorge sul colle Pancrazio dal quale domina il capoluogo bruzio. Edificato dai normanni forse sui ruderi di un'antica rocca saracena, fu ampliato da Federico II e adattato a dimora reale dagli Angioini. Negli anni successivi subì numerosi interventi sia a causa dei terremoti, sia per adattarlo a usi diversi (prigione, deposito d'armi, seminario diocesano). Testimonianze dellìepoca normanno-sveva sono ancora visibili nella sala del camino, nel corridoio dei fiordalisi, nella sala delle armi (primitiva struttura normanna) e nella sala del trono. Dall'alto lo sguardo abbraccia la valle del crati, i paesi presilani e le vicine colline di Donnici.

Museo civico dei Brettii e degli Enotri.

Allestito nel cinquecentesco complesso di S. Agostino, annovera materiale dalla preistoria all'età romana, i più importanti dei quali provengono dalla contrada Michelicchio di Cerchiara, Torre Mordillo, Francavilla Marittima e dalla contrada Moio di Cosenza. L'allestimento si sviluppa indieci sale: le prime quattro sono dedicate alla preistoria e agli enotri, la quinta alla colonia di Sybaris; seguono le sale dedicate alla città di Thurij, ai brettii e all'epoca romana. Tra i reperti esposti vi sono armi, statuette fittili, fibule bronzee e vasi a decorazione geometrica, terrecotte architettoniche e una preziosa collezione di bronzi preistorici. In evidenza, una stele funeraria di epoca romana, per lungo tempo custodita al Museo archeologico di Reggio Calabria.

Corso Plebiscito.

Attraverso il rione Garruba, denominazione cinquecentesca che erroneamente si ritiene attribuibile ai tempi della dominazione francese, si arriva in corso Plebiscito. A sinistra s'incontra il suggestivo mercato dell'Arenella, il cui toponimo starebbe a indicare i luoghi soggetti alle inondazioni del Crati che provocavano depositi sabbiosi. Sulla destra, per la salita di via dei Tribunali si giunge alla Galleria nazionale, ospitata nel cinquecentesco palazzo Arnone. All'interno, attraverso prestigiose collezioni, sono documentati i momenti più significativi dell'arte calabrese dal Cinquecento al Novecento con i suoi più auterovli esponenti (Pietro Negroni, Marco Cardisco, Francesco Cozza, Mattia Preti, Umberto Boccioni), con testimonianze tangibili anche dei movimenti artistici napoletani, prima tra tutte quelle di Luca Giordano, che rappresentarono sempre un centro di irradazione culturale per la regione. Di particolare importanza anche i 38 dipinti della Collezione Carime, tra cui un Cristo al calavrio e il Cireneo attribuito a Giovanni Bellini e al fratello Gentile, eseguito intorno al 1460.

S. Francesco di Paola.

Edificata con l'annesso convento nel 1510 sul luogo di una preesistente chiesetta, fu rimodernata nel 1720. All'interno si notano il sepolcro di Ottavio Cesare Gaeta, con una statua modellata in marmo nel 1593 da Rajmo Bergantino, la statua lignea di S. Francesco di Paola, opera di fra Diego da Careri (XVII secolo), e la Madonna col Bambino e i SS. Paolo e Luca, celebre opera di Pietro Negroni del 1551. Sopra l'altare maggiore è posto un trittico di cristoforo Faffeo che raffigura la Madonna col Bambino tra i SS. Caterina d'Alessandria e Sebastiano, dei primi del Cinquecento.

MAB.

Inaugurato nel 2005, il Museo all'aperto "Carlo Bilotti" è frutto del lascito dell'imprenditore e collezionista cosentino carlo Bilotti, arricchito nel tempo da donazioni del fratello Enzo e dal nipote Roberto. Lungo corso Mazzini e fino a piazza Bilotti (già piazza Fera) si ammirano sculture di Emilio Greco, Salvador Dalì, Giorgio de Chirico, Giacomo Manzù, Pietro consagra, Mimmo Rotella, Sacha Sosno, Amedeo Modigliani. Al di là dall'alto contenuto artistico, la collezione rappresenta anche un fatto educativo di straordinaria efficacia, perché si possono liberamente ammirare lungo la strada opere di rilevanza internazionale.

 

Rende

 
 
 

Dominata dal possente castello di origine normanna, la cittadina venne fondata intorno al 520 a.C., col nome di Aryntha sopra un colle che verso sud si sporge a strapiombo sul torrente Surdo, mentre dal lato opposto declina dolcemente verso la vallata dell'Emoli. La visita del centro storico parte dal convento dei frati minori, fondato nel 1525 e ristrutturato nel secolo successivo; le pareti del chiostro furono decorate nel 1740 con affreschi raffiguranti le opere della santità francescana. A pochi metri dalla sua chiesa, che custodisce un'Immacolata del pittore napoletano Francesco de Mura (XVIII secolo), appare la maestosa mole del castello, probabilmente eretto sul solstrato di un'arx romana o dell'acropoli di un agglomerato italiota; attraversando il giardino sottostante si arriva alla settecentesca chiesa del Rosario, in marcato stile barocco. In fondo al corso principale, la parrocchiale di S. Maria Maggiore venne fondata nel XII e rifatta nel XVIII secolo, con opere di Cristoforo Santanna nell'interno. Nel settecentesco palazzo Zagarese, già dimora della nobile famiglia rendese, è ospitato il Museo civico con importanti opere di Mattia Preti e di altri pittori regionali dei secoli XVII-XIX, ma anche di artisti contemporanei quali Carrà e De Chirico. Il vicino palazzo Vitari (XVIII secolo) è sede del Centro arte e cultura "Achille Capizzano" e del Maon (Museo d'Arte dell'Otto e Novecento), con un archivio documentario e opere di artisti prevalentemente calabresi degli ultimi due secoli. Un bel panorama si presenta dalla strada in discesa che conduce al santuario di Maria SS. di Costantinopoli (XVII secolo), con uno spazio museale ricco di argenti e paramenti sacri, e alla chiesa del Ritiro (XII secolo), che custodisce opere del XVIII e XIX secolo. Il territorio rendese è importante baricentro dell'area urbana Cosenza-Rende, con realtà urbanistiche a misura d'uomo e poli commerciali e culturali. Tra questi ultimi si segnala, in piazza J.F. Kennedy, il Museo del Presente, centro polivante di attività educative e artistiche varie. In località Arcavacata sorge il vasto complesso dell'Università della Calabria. Realizzato tra il 1973 e il 1979 secondo un progetto originario dello studio Gregotti e Associati ma notevolmente ampliato negli anni successivi, costituisce uno dei più importanti esempi di architettura contemporanea di tutto il meridione e una realtà socioculturale di importanza straordinaria per l'intera regione.

Cerisano

Adagiata su una collina, tra gli uliveti della campagna sottostante e i primi castagneti che anticipano le alture della Catena costiera, Cerisano è l'antica Citerium di Ecateo da Mileto. La chiesa del Rosario custodisce due tele settecentesche: la Maddalena penitente e la Madonna col Bambino e S. Rosa, del napoletano Giuseppe Mastroleo, allievo di quel Paolo De Matteis nella cui bottega si formò il pittore spagnolo José Luzàn, primo maestro di Francisco Goya. Imboccando una strada che collega il paese con Fiumefreddo Bruzio, in località Monte Castellaccio sono visibili i ruderi di un castello medievale dalle origini avvolte nel mistero. Dopo 6 km, una deviazione a sinistra porta al monte Cocuzzo, famoso fin dal Settecento per la ricchezza di piante officinali. Nelle giornate serene, dalla cima si vedono lo stromboli e dell'Etna, la Sila e il Pollino, mentre sotto si abbracciano da una parte il mare e dall'altra la valle del Crati. Si ritorna in città passando per Mendicino, in cui poche famiglie si tramandavano il segreto delle erbe medicinali con cui curavano anche il morso della vipera; interessante il Museo della seta allestito in una vecchia filanda.

Rogliano

Celebre per l'arte dell'intaglio del legno, particolarmente fiorente nei secoli XVII e XVIII, il paese custodisce la chiesa di S. Giorgio, pregevole esempio di architettura rinascimentale in Calabria. Eretta nel 1544 con tufo locale nell'area di un preesistente edificio sacro medievale, fu trasformata in età barocca e riportata alle forme originarie intorno al 1920. Nel Museo d'Arte sacra sono esposti oggetti di cultura popolare, arredi lignei, paramenti sacri, argenti e dipinti. Nella vicina santo Stefano di Rogliano si tiene nel mese di maggio il Raduno delle Mongolfiere.

Rovito

Il paese sorge sui colli a circa 10 km dal capoluogo e il suo nome è legato alla storia dell'Unità d'Italia: è nel vallone di Rovito che nel 1844 furono fucilati i fratelli Bandiera, come ricorda l'ara dei fratelli Bandiera eretta sul luogo. Nel 1860 venne apposta una colonna a testimonianza del sacrificio dei martiri, ma sarà necessario giungere al 1937 per vedervi realizzato un dignitoso mausoleo. Alle sue spalle si ammira l'opera Le catene spezzate, installazione di Amerigo Tot realizzata alla fine degli anni '60 del Novecento.

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