Francavilla Angìtola

Il paese, allungato su una bassa dorsale nella valle dell'Angìtola. è di origine madievale e subì gravi danni per i terremoti del 1638, 1659 e 1738. Nel palazzo Mannaccio, ex convento domenicano trasformato in età napoleonica, è stato allestito il Museo dell'Emigrazione calabrese "Giovanni Battista Scalabrini", un tempo ospitato presso il Valentianum di Vibo Valentia. Oggetti e immagini narrano la storia dell'emigrazione calabrese oltreoceano, un fenomeno particolarmente consistente in queste terre dalla fine del XIX secolo agli anni '20 del Novecento. Il nucleo originario della raccolta, un vecchio baule pieno di memorie di un calabrese emigrato in Argentina, si è negli anni arricchito con fotografie, lettere, documenti e oggetti appartenuti agli emigrati e donati dalle loro famiglie. Lungo il litorale, a poca distanza dall'abitato, si stende la piana dell'Angìtola, passata alla storia perché teatro nel 1848 di un'aspra battaglia tra le truppe borboniche e i liberali.

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Lago dell'Angìtola.

Con le sue rive bordate di fitti canneti, i boschi igrofili, i pascoli acquitrinosi, è l'habitat di molti animali leati agli ambienti umidi e di numerosi uccelli migratori che, per vicinanza alla costa, l'abbondanza di cibo e l'assenza di gelate invernali, lo hanno scelto come luogo di sosta e di riproduzione. Creato nel 1966 con uno sbarramento dell'omonimo fiume, il lago (196 ettari di superficie all'estremità meridionale della piana di S. Eufemia, 10,5 km di perimetro) e il territorio circostante sono un'Oasi faunistica Wwf, sona umida di importanza internazionale. Il rimboschimento è a pino d'Aleppo, ma le rive del lago sono orlate di salici, ontani, pioppi e canne palustri, mentre i declivi sono ricoperti di ulivi e macchia mediterranea.

 
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