Gerace | welovejonio

Gerace

Nello stemma cittadino l'immagine di un rapace, hiérax in greco, ricorda che fu un volo di sparviero a guidare i profughi di Locri Epizefiri fino ai piedi di una solitaria rupe, piatta in cima come una tavola. Così la leggenda racconta la nascita di Gerace, città nobile e austera, silenziosa e solenne, che la storia fece padrona e guardiana di un vasto territorio. In realtà il sito, già abitato nel Neolitico, era stato scelto dai profughi locresi per le sue caratteristiche di sicurezza e difendibilità, e divenne sotto i normanni città ricca e potente, tanto da contare ben 79 chiese, 12 conventi e 8 monasteri. In un paesaggio di tormentata bellezza, tra il verde degli uliveti e il bianco delle fiumare assolate, tra rupi scoscese conserva scorci di grande suggestione, gioielli architettonici come la superba Cattedrale e una vita vivace per la presenza di ristoranti e negozi che offrono le specialità del luogo.

Continua la visita -> ...

bandiera arancione.png
 

I quartieri esterni.

Ai piedi della rupe si raccoglie il Borgo Maggiore, un compatto nucleo di edifici fuori dalle mura cittadine dove vivono contadini e artigiani della terracotta, che fino a pochi decenni or sono lavoravano ancora in grotte scavate nel tufo, continuando una tradizione artigiana particolarmente fiorente nei secoli XVI e XVII. Al centro del quartiere, con antichi palazzi e case medievali, sorge la chiesa di S. Maria del Mastro, costruita nell'XI secolo secondo schemi tipici dell'architettura bizantina, ma con facciata settecentesca.

Sotto il nucleo antico di Gerace il quartiere La Piana è caratterizzato dalla presenza di due conventi: il Convento dei Cappuccini, fondato nel 1534, con la settecentesca chiesa di S. Maria delle Grazie, e il Convento dei Minori Osservanti, del 1612, la cui chiesa è oggi cappella del cimitero. Di origine bizantina è invece la chiesa di S. Maria di Monserrato.

Salendo verso il cuore dell'abitato, a mezza costa il Borghetto è un altro caratteristico quartiere popolare, con case medievali disposte a schiera, spesso sostenute da arcate di pietra; la chiesa di S. Martino è antica per fondazione, ma è stata completamente ricostruita dopo il terremoto del 1783. Da qui si giunge al belvedere le Bombarde, una terrazza panoramica che domina la costa ionica. Sopra il belvedere corre il lungo fianco del monastero di S. Anna, innalzato intorno alla metà del XIV secolo direttamente sulla roccia; più volte ricostruito, fu adibito a ospedale dal 1970 al 1993.

Centro storico.

Per vie strette e suggestive si giunge alla Porta del Sole che immette nella città alta, la parte nobile di Gerace, adagiata sulla cime pianeggiante della rupe. Un tempo luogo delle pubbliche adunanze, piazza del Tocco è il cuore della cittadina: vi si affacciano i palazzi delle nobili famiglie locali e il cinque-seicentesco palazzo Grimaldi-Serra, oggi sede del Municipio. Poco distanti, nei pressi della terrazza belvedere, si trovano i resti della chiesa della Nunziatella, semplice architettura bizantina del IX secolo, e vicino alla piazza l'oratorio dell'Addolorata, di stile barocco, con pianta a ellisse e cupola decorata di stucchi. Per via Zaleuco, fra palazzi antichi dai ricchi portali in pietra, si sale a piazza Vittorio Emanuele, detta piazza della Tribuna, dove prospettano le maestose absidi della Cattedrale, che nelle linee architettoniche e nella disposizione rispecchiano modi francesi importati dai normanni. Un piccolo museo civico espone materiali preistorici e protostorici rinvenuti nel territorio, in particolare nella necropoli di contrada Stefanelli.

Cattedrale.

Consacrata nel 1045 e una seconda volta nel 1222, forse alla presenza di Federico II di Svevia, è la più vasta chiesa di tuta la Calabria e una delle più importanti. Nonostante successivi adattamenti e parziali riedificazioni in seguito a terremoti, l'imponente edificio cinserva linee purissime, unendo all'impianto bizantino caratteristiche tipiche delle cattedrali normanne, sopratutto visibili nel transetto sporgente e nella disposizione delle tre absidi semicircolari. L'abside di destra è però nascosta dal barocco arco dei Vescovi, oltrepassando il quale si può costeggiare il fianco settentrionale della Cattedrale e raggiungere l'accesso a una minuscola corte: vi prospetta la severa facciata romanica d'ispirazione lombarda, con portale a triplice ghiera e monofora al posto del rosone. E proprio dell'abside mediana si accede alla vasta cripta, il nucleo più antico della chiesa, forse ascrivibile a un sacello bizantino in parte ricavato nella roccia, non più tardo dell'VIII secolo. Con pianta a croce greca e absidiole ricavate nello spessore del muro accanto all'abside centrale, è sostenuta da 26 colonne di spoglio, provenienti da templi greci e da valle romane. Nucleo della chiesa inferiore è la cappella della Madonna dell'Itria, piccolo ambiente ricavato nel 1261 da una chiesa rupestre facente parte della laura eremitica precedente alla Cattedrale. La cappella, con volte a botte ornata da stucchi ottocenteschi, ha decorazioni in marmi policromi del 1613 che ripetono le invocazioni bibliche rivolte dalla Chiesa alla Vergine. Notevoli anche il pavimento in maiolica di Gerace e la cancellata in ferro battuto del 1699, realizzata senza alcuna saldatura da artigiani delle Serre. All'altare spicca una Madonna col Bambino, marmo di scuola pisana del XIV secolo forse originariamente collocato sul portale d'ingresso della Cattedrale. La cappella di San Giuseppe, costruita dai conti Caracciolo, ospita il Museo Diocesano che custodisce opere sacre dal Tesoro della Cattedrale e da altre chiese di Gerace. Il pezzo più antico è una piccola croce reliquiario a due bracci in lamina d'oro con pietre dure e perle, proveniente da Gerusalemme e databile al XII secolo. Tra gli altri oggetti esposti, che coprono un arco di tempo compreso dal XIV al XIX secolo, spiccano un raffinato pastorale settecentesco di argentiere meridionale e una statua dell'Assunta in argento a grandezza naturale, realizzata a Napoli nel XVIII secolo. Prezioso è anche l'ottocentesco ostensorio in argento dorato, smalti e pietre dure, uno dei più belli nella regione, decorato con raffigurazioni simboliche legate al sacrificio eucaristico. Dalla cripta, una scala conduce nella Cattedrale.

Un tempo interamente decorato di affreschi, l'interno del tempio si presenta oggi come un grandioso ambiente di tipo basilicale, spoglio e severo, orientato secondo lo stile bizantino con l'ingresso a occidente. Colonne e capitelli di età imperiale e tardoantica, in parte provenienti dalle rovine dell'antica Locri, suddividono lo spazio in tre navate. Alla parete del transetto desto è murato il sarcofago di Giovanni e Battista Caracciolo, primi conti di Gerace (1574-91); di fronte c'è il monumento funebre di Ottavio Polizzi in marmo bianco, realizzato intorno al 1599 e ispirato a modelli napoletani. In fondo alla navata destra spicca la cappella del SS. Sacramento (1431), con volta a costoloni, capitelli di stile gotico cistercense e rivestimento a tarsie marmoree completato nel 1638, mentre nella navata sinistra un rilievo di maniera gaginesca, risalente al 1547, raffigura l'Incredulità di S. Tommaso. Opera di maestranze siciliane è l'altare maggiore in marmi policromi, settecentesco come i grandi candelabri in bronzo.

Piazza delle Tre Chiese.

Deve il nome alla presenza di tre edifici sacri che si raggiunge dalla Cattedrale per Caduti sul Lavoro. Il maggiore di questi, la chiesa di S. Francesco d'Assisi, era un tempo parte di un convento di Minori Francescani, danneggiato dal terremoto del 1783 e in seguito adibito a carcere. Di purissime linee gotiche, la chiesa, eretta nel 1252, presenta nel fianco un portale con decorazioni d'ispirazione arabo-normanna. Domina l'interno un maestoso altare con ricche tarsie policrome (1644), buon esempio del primo barocco in calabria; alle sue spalle il monumentale sarcofago di Nicola Ruffo (1372) è opera di artista pisano, forse ascrivibile alla scuola di Tino di Camaino. Sulla stessa piazza, la chiesa del Sacro cuore, ricostruita nel 1851, ha un pavimento originale in maiolica, mentre la chiesa di San Giovannello è un piccolo edificio eretto nel X secolo come chiesa di un monastero femminile, cancellato dai terremoti. Nel suo interno di tipo bizantino, ad aula rettangolare con abside e nicchie, si conservano un pozzo forse anticamente utilizzato come fonte battesimale e poche tracce di affreschi.

Castello.

Tradizionale rifugio della popolazione in caso di pericolo, il complesso fu costruito dai bizantini su un impianto greco-romano e fortificato dai normanni (1057-1060), ma venne rifatto nei secoli XIII-XIV e rimaneggiato nel Cinquecento. L'ampio spazio che si apre davanti alla fortezza era un tempo il Baglio, luogo fortificato dove si rifugiava la popolazione. Restano solo un torrione cilindrico, tratti di mura e qualche rudere sparso della superba fortezza, costruita in posizione inaccessibile sopra una roccia tagliata a picco, un tempo collegata alla città solo da un ponte levatoio. Dalla rupe che precipita a strapiombo, la vista abbraccia un vasto panorama fino al mare.

 
 
 
 
WLJ CAR.png
  • Facebook Icona sociale
  • Instagram

Offri un servizio turistico sulla costa ionica? Allora collaboriamo!

scrivimi a mario@welovejonio.com