Lamezia Terme

Il vasto comune nacque nel 1968 dalla fusione di Sambiase, Nicastro e Sant'Eufemia Lamezia, con l'intento di creare un polo industriale, agricolo e commerciale in un'area di interesse economico e turistico. Importante nodo di comunicazioni stradali e ferroviarie, con un aeroporto internazionale nei pressi di Sant'Eufemia Lamezia, l'animata cittadina è divenuta nel giro di qualche decennio uno dei principali centri propulsori per l'economia dell'intera regione.

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Sambiase.

E' il primo nucleo che s'incontra provenendo da Falerna, noto per la produzione del rinomato vino omonimo; interessante la costruzione barocca della parrocchiale di San Pancrazio. Erano già conosciute in epoca romana con il nome di Aquae Angae le Terme Caronte, fonti con acque termominerali solfuree che sgorgano a 39 C poco distanti dall'abitato.

Nicastro.

Sede del  Municipio di Lamezia Terme, è l'erede della bizantina Neocastrum che prosperò sotto i normanni e in età sveva, quando Federico II vi costruiì un castello in cui poi fece imprigionare il figlio ribelle, Enrico VII di Svevia. Semidistrutto dal terremoto del 1638, l'abitato fu più volte devastato dalle piene del fiume Piazza e dalla fiumara Nicastro tra i quali è sito. Lungo l'arteria principale, sorge la chiesa di S. Domenico, eretta tra il 1650 e il 1781. Al primo piano del complesso monumentale di S. Domenico, il Museo archeologico lametino è ordinato in tre sezioni che presentano reperti di varie epoche legati alla storia del territorio. La sezione preistorica comprende strumenti del Paleolitico utilizzati da cacciatori e, nel Neolitico, utilizzati dagli agricoltori nella piana lametina. La sezione classica presenta testionianze archeologiche dell'antica città di Terina, subcolonia di Crotone individuata nell'area di Sant'Eufemia Vetere; tra queste, un corredo tombale del V secolo a.C., il tesoretto monetale di Bosco Amatello, una tabella testamentaria del IV secolo a.C. e altri materiali ceramici e oggetti di uso comune, da mensa e da toeletta. Di età romana è una statua femminile in marmo del II-I secolo a.C., vestita, secondo l'uso greco, di chitone trattato con sottili pieghe e dell'himation. La sezione medievale è dedicata prevalentemente al castello di Nicastro, con ceramiche di tipo siculo-normanno e del XIII-XIV secolo e resti della pavimentazione in cotto, ma espone anche materiali ceramici e altri reperti recuperati nelle campagne di scavo dell'abbazia benedettina di S. Maria di S. Eufemia. La Cattedrale, del 1640, ha una maestosa facciata con i busti dei papi Marcello II e Innocenzo IX, vescovi della città; all'interno, opere del XVII secolo, tra cui un'acquasantiera in marmo verde di Calabria. Alle spalle della Cattedrale, nel palazzo del Seminario vescovile, è allestito il Museo Diocesano con dipinti, sculture, paramenti sacri e oggetti liturgici. Il pezzo più antico è un raffinato cofanetto in legno e avorio dipinto, di bottega arabo-normanna del XII secolo, ma preziosi sono anche gl i antichi reliquiari e le argenterie di artisti napoletani. Tra le sculture, una Madonna delle Grazie attribuita a Domenico Gagini e statue in legno policromo del XVI secolo; tra i dipinti un S. Francesco attribuito a Mattia Preti e opere di artisti locali, tra le quali le più significative sono quelle di Francesco Colelli, nato a Nicastro nel 1734. In un palazzo di Piazza Campanella, la Casa del libro antico è un'importante biblioteca di conservazione e di ricerca costituita soprattutto dai fondi librari provenienti dai conventi di Nicastro e in parte anche dalla biblioteca dei frati minori di Sambiase. La raccolta antica comprende frammenti di manoscritti in greco e in latino dei secoli XI-XV e opere a stampa provenienti da vari centri italiani ed europei nei quali dal XVI secolo fiorì l'arte tipografica.

L'antico rione di S. Teodoro si arrampica sul pendio di un colle dominato dai ruderi del castello normanno-svevo, con parte delle mura e robusto mastio che poggia direttamente sulla rupe rocciosa. Fu distrutto dal sisma del 1783.

Sant'Eufemia Vetere.

Nel 1865, in contrada Terravecchia, furono casualmente rinvenuti reperti e gioielli che vennero poi venduti al British Museum di Londra, dove ancora oggi sono conservati. Era questo il primo importante indizio della presenza di un insediamento antico in quest'area, ma le ricerche archeologiche sistematiche che misero in luce i resti di Terina, furono avviate soltanto nel 1997. Gli scavi finora compiuti hanno riportato alla luce un quartiere abitativo a maglia ortogonale: sono state individuate due strade larghe più di 6 metri e le fondamenta di alcuni ambienti domestici. Indagini archeologiche riprese nel 2006 e ancora in corso di svolgimento hanno permesso di ritrovare anche i resti dell'abbazia di Santa Maria di S. Eufemia, sommersa nei secoli dalle frequenti alluvioni del fiume Bagni. Fondata da Roberto il Guiscardo nella seconda metà dell'XI secolo, sorse nell'area di un preesistente monastero benedettino, a sua volta eretto nel probabile sito dell'antica acropoli di Terina. Gli scavi hanno riportato alla luce parti del grande presbiterio e dell'abside maggiore della chiesa, con un pavimento in marmo con motivi geometrici a tasselli policromi.

Sant'Eufemia Lamezia.

Punto di diramazione della linea ferroviaria per Catanzaro e di inizio della veloce statale 280, meglio conosciuta come superstrada dei Due Mari, è il terzo nucleo di Lamezia Terme: sono recenti le origini dell'abitato, sorto da un'opera di bonifica e notevolmente accresciutosi negli ultimi decenni. Poco distante, Gizzerìa Lido è un vivace centro balneare con una bella spiaggia di sabbia, attrezzature ricettive e un ampio lungomare, diventato negli ultimi anni anche polo di attrattivo di attività di kitesurfing, grazie alla naturale esposizione ai venti.

 
 
 
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