Locri

Fulcro di civiltà antiche e conosciuta per i resti che conserva, Locri è una delle cittadine di maggior rilievo sulla costa reggina. Le sue origini sono antichissime e sappiamo che fu cara agli uomini e agli dei della Grecia. Proprio per questo ci sono campagne di scavo sempre in corso e relativi aggiornamenti e scoperte. La struttura del museo è piccola, ma davvero interessante, situato sula s.s. 106, con annesso Parco Archeologico che identifica e delimita l'area dove sorgeva l'antica città. Il Parco mostra le rovine dei tempi di Demetra e di Zeus, oltre alle fondamenta di una Stoà. La parte più interessante è costituita dai reperti custoditi nelle teche del museo, che mostrano le testimonianze materiali dello sviluppo della civiltà dall'età del Ferro all'epoca Magnogreca. Molti dei reperti qui pervenuti sono in dotazione al Museo Archeologico di Reggio Calabria. Una delle parti del parco archeologico più belle da ammirare è l'anfiteatro greco, costruito a cielo aperto, è uno splendido esempio di opere di ingegneria applicate all'arte dei tempi antichi.

Ai lidi si alternano spiagge libere, e c'è anche una pista ciclabile con vista sul mare. Il lungomare è anche caratterizzato dal monumento dedicato alla poetessa Nosside, una donna che amava e scriveva versi e che, al pari di Saffo, padroneggiava l'arte della poesia, ma al contrario della sua equivalente greca ebbe meno fortuna. Di lei non rimangono che pochi versi, eppure il suo valore fu immenso. La statua che le è dedicata è in bronzo e mostra la poetessa che si staglia su un orizzonte marino stupendo. L'opera mostra un grande equilibrio e un realismo che riporta alla plasticità classica, proponendo un forte realismo reso dalle proporzioni e dall'anatomia ben riportata. 

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Area archeologica di Locri Epizefiri.

Con una regolare maglia di fitte strade parallele e ortogonali, si estende per oltre 230 ettari alle pendici dell'Aspromonte, poco distante dal mare. Un asse parallelo alla costa la divide in due settori: a monte la parte pubblica, con l'agorà, i templi e gli edifici della collettività; verso il litorale la zona a carattere prevalentemente residenziale e artigianale, con le abitazioni, fornaci e pozzi. All'interno di mura in blocchi squadrati di arenaria, sviluppate lungo un perimetro rettangolare di oltre 7 km, la città aveva un regolare impianto a maglia ortogonale che risaliva il colle. All'esterno della cinta muraria è stato identificato il santuario di Afrodite, grande edificio del VI secolo a.C., noto anche come "stoà a U" per la sua pianta aperta verso il mare: al suo interno furono scoperti ben 37 pozzi sacri, con resti di sacrifici e oggetti votivi. All'esterno della città si trovano anche i resti della cosiddetta casa dei Leoni, costruzione del IV secolo a.C. eretta sui resti di un sacello di Afrodite. In contrada Marasà, presso il museo, sono i resti del tempio ionico, il più monumentale della città, sorto nel 480 a.C. nell'area di un primitivo santuario; dalle sue rovine provengono le monumentali decorazioni in terracotta e i celebri Dioscuri esposti al Museo archeologico di Reggio Calabria. Sulle pendici del colle sorge il teatro, con cavea nel declivio naturale del colle, di tipico modello greco; riadattato in età romana, rappresenta la più grande e importante struttura del genere della regione. In località Mannella, in un ambiente assai suggestivo, si trovano i resti del santuario di Persefone (V sec. a.C.): nei pressi dell'edificio sacro fu ritrovato uno dei depositi votivi più ricchi della Magna Grecia, che ha restituito uno straordinario patrimonio di ceramiche e terrecotte, con migliaia di pìnakes raffiguranti il mito di Ade e Persefone. Se le necropoli greche sono situate tutte all'esterno delle mura, quelle romane occupano anche zone interne, confermando la forte contrazione della città.

Museo archeologico nazionale.

Raccoglie numerosi reperti ritrovati nel corso degli scavi. Anche se la maggior parte dei materiali è esposta nel museo di Reggio, la visita è interessante per avere un'idea della vita in questa città greca e dell'arte raffinata che vi si sviluppò. Tra i vari ritrovamenti spiccano i frammenti di pìnakes, tavolette votive in terracotta risalenti al V secolo a.C. Ma importanti sono anche i frammenti architettonici ed epigrafici da vari edifici cittadini, i corredi funerari dalle necropoli greche e romane, le monete, gli oggetti votivi ritrovati in santuari e templi, gli attrezzi e gli oggetti di uso comune venuti alla luce nel quartiere Centocamere, dove le indagini archeologiche hanno evidenziato alcune fornaci e diverse abitazioni. Queste presentano solitamente una pianta molto semplice, ma non mancano esempi di case più complesse, come la cosiddetta casa dei Leoni, risalente al III secolo a.C., con una decorazione fittile a teste leonine di reimpiego e un portico arricchito da intonaci colorati che imitavano il marmo.

 
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