San Marco Argentano

 Luzzi

Si vuole sia stata sede dell'antica Tebe Lucana e deve il suo nome, probabilmente, a una famiglia normanna che vi ebbe giurisdizione feudale. Fu teatro di persecuzioni, nel 1606 e nel 1626, ai danni della comunità ebraica che viveva qui. Il paese, disposto su una collina alle pendici occidentali della Sila e noto per i tradizionali costumi femminili, si raccoglie attorno a numerose chiese, costruite o rifatte nei secoli XVII e XVIII.

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S. Maria della Sambucina.

Pochi chilometri a est di Luzzi, in una zona boscosa e panoramica, la celebre abbazia fu costruita intorno alla metà del xII secolo dai Cistercensi sulle strutture di una preesistente abbazia benedettina. Divenne presto un importante centro religioso, artistico e culturale, dove soggiornarono l'abate Gioacchino e personaggi di primo piano, come Luca Campano, che fu abate dal 1192 al 1202, quando venne nominato arcivescovo di Cosenza. Nel 1220 i Cistercensi, in seguito ad alcuni movimenti tellurici che ne avevano reso precaria la struttura, ottennero l'autorizzazione popolare a spostarsi nella vicina abbazia di S. Maria della Matina, ma il vecchio complesso non venne abbandonato, perché gli stessi religiosi, memori della bellezza del luogo, utilizzarono l'antica casa come soggiorno estivo. La visita dell'imperatore Carlo V, ben lungi dal costruire un elemento positivo per il prestigio e le ricchezze del convento, segnò, invece, l'inizio di un inesorabile declino. Nel 1561 l'abbazia appariva come un ostello in cui accadeva di tutto: per questo la frana che distrusse buona parte della chiesa e della zona conventuale venne vista come un castigo divino. Ogni intervento successivo, a partire dal 1580, non servì a riportare l'abbazia agli antichi splendori. Nel 1780, Ferdinando IV soppresse l'ordine cistercense e nel 1803 le strutture superstiti furono vendute ai privati.

La ricostruzione si limitò a risistemare quanto era rimasto e non rispettò l'aspetto originario del complesso. Della chiesa, che anticamente era ben più grande di quella che si vede oggi, fu recuperato solo un moncone, al quale venne applicato il maestoso portale, sormontato da una  finestra guelfa e da un'iscrizione che ricorda l'ultimo rifacimento (1625). L'interno è caratterizzato da pochi elementi originari che rendono difficile un'esatta ricostruzione storico-stilistica del complesso, ispirato ai modelli costruttivi dell'architettura cistercense. Tra le parti superstiti sono evidenti i grandi archi del transetto, i pilastri di una campata della navata centrale e la piccola abside rettangolare, con tre campate a sesto lievemente acuto e un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna del Sambuco. Nalla navata centrale è custodita una grande tela della fine del Cinquecento con l'Assunzione, attribuita a Gaspare Vazano. Accanto alla chiesa si vedono i resti dell'antica chiesa e del chiostro, affioranti da rifacimenti posteriori di edifici moderni.

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