La colonizzazione greca dell'Italia meridionale ebbe inizio solo verso la metà dell'VIII secolo a.C. I coloni greci giunsero da allora in modo così massiccio sulle coste della Calabria e dell'Italia meridionale, che col tempo questa parte d'Italia prese il nome di Magna Grecia.

La civilità introdotta dai greci ebbe effetti vivificanti nella religione, nell'arte, negli usi e nei costumi, nelle tecniche di lavoro e ci ha lasciato opere d'arte di incomparabile bellezza. Sul piano politico, i coloni introdussero il concetto di città, intesa come comunità che partecipa direttamente alla vita pubblica. Tuttavia il frazionamento politico, che ripeteva l'esempio della madre patria, fu fonte di debolezza nei confronti degli altri popoli locali e impedì un'azione coordinata indispensabile per giungere al dominio completo della Sicilia e all'unificazione di tutto il mondo greco nel Meridione. Così quelle popolazioni sparse e divise non riusciranno a organizzarsi per respingere la colonizzazione romana.

Petelia (Strongoli)

(Santa Maria del Cedro) Laos

(Lamezia Terme) Terina

(Palmi) Taureanum

Parco archeologico nazionale di Sibari.

Nella vasta area archeologica sono visibili i resti della più antica Sybaris, di Thoùrioi e della roman a Copia, anche se prevalgono le fasi romane, più superficiali e consistenti dal punto di vista monumentale. Tre i settori in cui è diviso ilcampo di scavi. Agli Stombi o parco dei Tori è venuto alla luce un quartiere artigianale dellla Sybaris arcaica, con i resti di un edificio inerente la città di Thoùrioi. Il parco del Cavallo comprende l'area in cui iniziarono gli scavi e, pertanto, risulta il settore meglio indagato, con numerosi resti pertinenti alla romana Copia (teatro, terme, abitazioni private). Verso il mare si trova la terza zona di scavi, denominata Casa bianca, dove sono stati ritrovati i resti più antichi, riferibili a uno scalo per la riparazione delle imbarcazioni, e numerosi recinti funerari inerenti a una successiva necropoli (I-III secolo).

Scopri Sibari e il Museo archeologico

 

Martedì-Venerdì 9.00-14.00; Sabato-Domenica e festivi: 9.00 fino ad un' ora prima del tramonto

Tel: +39 0981 79166 | +39 0981 79391/2

Parco archeologico nazionale di Capo Colonna.

All'interno del parco sono compresi un faro e la chiesetta di S. Maria, di origine medievale ma più volte ricostruita, che la terza domenica di maggio è teatro di una sentita processione; nei pressi si leva una torre del XVI secolo, tipico esempio delle torri di avvistamento presenti in zona. Un sentiero conduce all'area archeologica attorno alla colonna dorica che dà il nome al luogo, unico resto del tempio di Hera Lacinia, il maggiore della Magna Grecia. Del celebre tempio periptero esastilo, rimangono soltanto il poderoso stilobate a più livelli, composto da blocchi di pietra squadrata, e un'unica colonna dorica, splendida nella sua solitudine. Da scavi recenti sono emerse le fondazioni dell'edificio thesauròs, luogo dove si raccoglievano le preziose offerte alla dea: lo testimoniano gli oggetti qui rinvenuti e ora esposti al Museo archeologico di Crotone, che rappresentano solo la piccola parte rimasta dell'immenso tesoro. Resti di edifici romani, che occupano la parte rimanente del promontorio, testimoniano la presenza di una colonna romana fondata nel 194 a.C. per il controllo della vicina Krotòn, che aveva accordato il proprio sostegno ad Annibale durante la seconda guerra punica.

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Museo: Martedì-Domenica 9.00-13.00 / 15.00-20.00; Parco: Martedì-Domenica 9.00-19.30

Tel: +39 0962 934814

Parco Archeologico di Scolacium.

Solo nel 1982 fu possibile ottenere un esproprio statale che consentì di proseguire gli scavi e trasformare l'area in un grande parco archeologico. Minervia Nervia Augusta Scolacium era il nome completo della città, sorta nel 123-122 a.C. sui resti della greca Skylletion. Solo materiali sporadici e poche tracce di mura sono riferibili all'insediamento greco, al quale si sovrappose la colonia che già in età giulio-claudia raggiunse nel Bruttium romano un ruolo di primaria importanza, conservato fino alla caduta dell'impero. Con un processo comune a tutto il territorio, la città fu progressivamente abbandonata tra il IV e VI secolo, quando i suoi abitanti cercarono posti più arroccati per difendersi meglio dagli attacchi da parte di nemici provenienti dal mare. Dal 2005 con cadenza annuale, il parco ospita la mostra Intersezioni, affascinanti installazioni di opere d'arte contemporanea di artisti noti a livello internazionale.

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Martedì-Domenica: 9.00-16.00

Tel: +39 0961 391356

Scavi di Kaulonia.

L'area archeologica è dedicata ai resti di Kaulonia, colonia achea fondata da Crotone per contrastare eventuali mire espansionistiche di Locri, identificata durante gli scavi del 1912-15. La città, che nel VI secolo a.C. contò anche 10000 abitanti, fu distrutta dai siracusani nel 388 a.C. e definitivamente cancellata dai romani nel 205 a.C. Rimangono ampi tratti di mura, risalenti a varie fasi costruttive, e resti dell'abitato con un preciso impianto ortogonale e plateiai parallele alla costa. Dalla cosiddetta casa del Drago proviene il celebre mosaico raffigurante un mostro marino, risalente al III secolo a.C., custodito presso il Museo archeologico di Reggio calabria. A ridosso della spiaggia sono visibili gli avanzi di un grande tempio dorico (V sec. a.C.), con basamento in arenaria, tracce di una gradinata, degli altari e del muro di temenos, che delimitava l'area attorno all'edificio sacro, forse dedicato ad Apollo Katharsios. Nelle acque del tratto costiero fra il tempio dorico e la fiumara di Assi sono stati trovato rocchi di colonne ioniche appartenenti a un tempio incompiuto di inizio V secolo a.C. Si tratta di reperti unici nella Magna Grecia: alcuni decorati con palmette e fiori di loto, sono oggi nel locale museo archeologico.

 

Martedì-Domenica 9.00-20.00, ultimo ingresso 19.30

Tel: +39 0964 735154

Area archeologica di Locri Epizefiri.

Aristotele racconta che l'antica città venne fondata alla fine dell'VIII secolo a.C. da servi greci della locride, fuggiti con le mogli dei padroni, impegnati con Sparta nella guerra contro i messeni. E il fatto troverebbe conferma nel singolare uso della matrilinearità seguito dai suoi abitanti per la discendenza. Di certo si sa che Locri Epizefiri, la più conosciuta tra le città della Magna Grecia per la straordinaria ricchezza dei reperti archeologici, arrivò a contare nei periodi di maggior sviluppo fino a 40000 abitanti. Tra i motivi di vanto, il primo codice europeo di leggi scritte, redatto da Zaleuco e rimasto in vigore in città per oltre 200 anni. Entrata nel 205 a.C. nell'orbita romana, divenne municipium, perdendo progressivamente la sua importanza; fu abbandonata nel VII-VIII secolo a causa delle incursioni arabe. La denominazione Epizefiri ricorda che il primo insediamento di coloni greci avvenne circa 20 km più a sud, su un promontorio nei pressi di Capo Zefiro (oggi Capo Bruzzano).

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Museo Martedì-Domenica 9.00-20.00; Parco 9.00-un'ora prima del tramonto

Tel: +39 0964 390023

Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria.

Al primo piano la vasta sezione della Magna Grecia accoglie materiali architettonici, ceramici, metallici ed epigrafici da necropoli, centri abitati e santuari provenienti dalle colonie e dalle subcolonie greche; molti reperti erano parte di corredi funerari, composti da lekythoi, specchi in bronzo, crateri e anfore a figure rosse. Particolare attenzione meritano una serie di figure e busti femminili provenienti da Medma (Rosarno), le preziose iscrizioni su tavolette in bronzo dall'area sacra di Zeus Olimpo a Locri, le piccole riproduzioni fittili di ninfei, da un deposito votivo di Piani di Caruso. Un grande gruppo acoteriale in terracotta, detto Cavaliere di casa Marafioti, raffigura un giovane cavaliere sostenuto da una sfinge (fine del IV sec. a.C.): si tratta di uno dei più significativi esempi dell'arte magnogreca, di cui testimonia la predilezione per l'uso della terracotta anche per statue di grande dimensioni. Particolarmente ricca la raccolta di pìnakes, sottili tavolette votive in terracotta con scene in rilievo legate al culto di Persefone (prima metà del V sec. a.C.) e peculiari della produzione di Locri.

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da Martedì a Domenica 9.00-20.00

Tel: +39 0965 613988 |  +39 3207176148

Parco Archeologico di Medma a Rosarno.

Colonia di locresi epizefiri sorta su un terrazzo naturale, detto Pian delle Vigne, e identificata da Paolo Orsi nel 1910. Una distesa di ulivi nelle vicinanze dell'attuale cimitero con le aree sacre indagate da Paolo Orsi e le abitazioni, con pozzi, fornaci e laboratori per la ceramica. Patria dell'astronomo Filippo, amico di Platone e ritenuto editore delle sue opere postume, Medma è celebre per il ritrovamento di una notevole quantità di statuette votive in terracotta (V-IV sec. a.C.), riconoscibili per le forme di imitazione greca e per il colore, dato dalla tipica argilla rossastra del luogo; caratteristiche per le loro raffinate e complesse decorazioni spesso ispirate alle tragedie attiche sono le arule, piccoli altari decorati a rilievo che venivano utilizzati in abitazioni, luoghi sacri e necropoli. Molti di questi reperti ritrovati in stipi votive e necropoli sono custoditi presso il Museo archeologico di Medma, inaugurato nel 2014 nei pressi del parco: statuette fittili di varie dimensioni e fogge, grandi maschere votive, vasi e armi in ferro sono presentati ai lati di una virtuale via sacra che si conclude davanti a un'arula in terracotta di grandi dimensioni, con la raffigurazione di una tragedia di Sofocle.

 

Lunedì-Venerdì 9.00-17.00; Domenica e festivi 14.00-20.00

Tel: +39 0966 712146

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