Crosia

E' situata alla destra del fiume Trionto, su una collina a 230 metri slm e domina la vallata dell'antico Traes, teatro nel 510 a.C. della battaglia decisiva nella guerra tra Crotone e Sibari. Notizie certe su Crosia si hanno solo a partire dal XIV secolo, quando viene menzionata in un documento del 1325. Secondo il Rohlfs, e prima di lui l'Alessio, il toponimo deriva dal greco Krusion (oro) da intendere in senso metaforico come "luogo d'oro", più che da ricollegare al distretto minerario di Longobucco. Il territorio comunale comprende la frazione di Mirto che per conformazione e posizione territoriale rappresenta un'importante risorsa economica. Il territorio comunale si sviluppa tra mare e colline e propone come offerta turistica una ricca varietà di paesaggi e sapori che possono essere apprezzati in ogni periodo dell'anno.

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Cenni storici.
Le più antiche tracce della presenza umana nel comune di Crosia risalgono all'età del Bronzo e sono ritenibili alle tribù enotrie che, secondo lo storico greco Dionigi di Alicarnasso, si stanziarono in questo territorio 17 generazioni prima della guerra di Toria.
L'ospite che si affaccia dal belvedere di piazza del Popolo, cuore del centro storico, con lo sguardo potrà ammirare il corso del divino Traes e potrà abbandonarsi ad antiche suggestioni e rivedere l'olimpionico Milone a capo del vittorioso esercito crotoniate e gli ultimi esuli sibariti risalire la valle per rifondare nei pressi del fiume la quarta ed ultima Sibari.
I resti delle ville romane presenti in località Santa Tecla, Decanato e Columbia dimostrano che il territorio fu intensamente sfruttato anche in età romana.
In un documento del 1325 il paese è citato tra i casali di Rossano e vi figura un certo Basilio "Cappellanus Crusi" che deve pagare tari 3 e grani 5. Poco chiara e frammentaria è la successione feudale. Di certo nel sec. XIV risulta intestata ai Ruffo, ultimo dei quali fu Niccolò, ciambellano di corte di re Ladislao, morto senza figli. Il feudo, che per diritto di successione spettava al marchese di Crotone come parente più prossimo, a causa della resistenza di questi alla corte di Napoli, dalla regina Giovanna, nel 1417, venne aggregato al principato di Rossano e concesso alla principessa Polissena Ruffo. A lei seguirono la sorella Covella ed il figlio di questa Marino Marzano. In seguito alla seconda congiura dei Baroni, di cui il Marzano fu "magna pars" contro la corona, il principato e quindi anche Crosia passarono al demanio regio.

Nel 1503 Crosia venne acquistato insieme a Caloveto e Cropalati da Ferdinando D'Aragona, la cui famiglia lo mantenne fino al 1593. In tale anno Maria D'Aragona lo cedette per 20650 ducati a Giovan Michele Mandatoriccio di Rossano. Il figlio di questi Teodoro, nel 1625 ottenne da Filippo IV di Napoli il titolo di Duca di Crosia, che aveva giurisdizione solo "intra parietes et in homines", del paese, mentre il territorio, essendo "in teminentum" di Rossano, era sotto la giurisdizione feudale di quel principe. Al Duca di Crosia spettava anche la Torre di S. Tecla, costruita nel sec. XV con funzione di avvistamento e di difesa degli attacchi turcheschi.

Nel lungo percorso feudale, Crosia fu sotto il dominio di 33 feudatari, a partire da Matteo di Cariati per finire ai Sanbiase, ma raggiunse il massimo splendore economico durante il ducato di Teodoro Mandatoriccio con l'acquisto del fondo di Mirto, oggi moderno centro con il lido Centofontane, il Pantano, i rioni Sorrenti e Quadricelli.

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