Monte Giordano

Nello splendido scenario del Golfo di Taranto in una vera e propria oasi dell'alto Ionio cosentino, il paese conserva ancora la fisionomia di un centro rurale. La sua denominazione deriva con molta probabilità dal termine greco Torre Jordana mutuato poi in Monte data la sua posizione posta a 619 metri s.l.m. Il primo nucleo abitativo sorgeva sul Pianoro di Menzinara dover sono stati rinvenuti resti di una necropoli preromana databile al 350-280 a.C.

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C'è chi sostiene che l'insediamento venne abbandonato nel 279 perché si trovava sulla direttrice di marcia dell'esercito romano che si scontrò nella vicina Eraclea (Policoro) con l'esercito di Pirro, re dell'Epiro e alleato dei Lucani.

La leggenda narra che nel VI secolo a.C., Pitagora avesse stabilito la sua residenza estiva, scegliendola tra i tanti luoghi litoranei che attraversava nel suo tragitto da Crotone a Metaponto e Taranto, dove teneva scuola. Gli insediamenti lungo questo litorale avvennero anche in epoca successiva, ciò è testimoniato dall'estesa villa romana reperita in via Raffaello Sanzio.

Inoltre, monasteri basiliani e testimonianze varie documentano la presenza di comunità anche in età bizantina. Intorno all'anno Mille, in seguito ad attacchi da parte di predoni Turchi, il paese fu pù volte raso al suolo e la popolazione scampata trovò rifugio verso l'entroterra dove attualmente sorge Oriolo. Solo dopo il 1645 il Marchese di Oriolo Alessandro Pignone del Carretto, volle riedificare Montegiordano che venne ricostruito in una località chiamata Calopardo a nove chilometri dalla costa.

Nel 1747 fu concessa come suffeudo alla famiglia Martino che la pose in condizione di miseria. Dopo l'eversione della feudalità, il centro fu sotto la dominazione di Oriolo e nel 1811 divenne Comune.A partire dal 1867 si sviluppò un altro nucleo abitativo, la frazione marina, in seguito all'esercizio del tronco ferroviario Metaponto-Sibari.

Oggi la sua urbanizzazione è frutto di uno sviluppo armonico tra un passato storico e una bellezza paesaggistica.

Chiesa Matrice.

Del XIII secolo e recentemente riedificata. Fu distrutta nel 1936, ma riaperta al culto in un granaio nel 1940, nel quale sono ancora visibili un altare in marmo con intarsi neri, un pulpito ligneo intarsiato e una statua della Madonna del Rosario in cartapesta. La nuova chiesa fu edificata nel 1972. L'interno è a navata unica e conserva un antioco crocifisso che reca i simboli dei mestieri praticati nel paese, e viene portato in processione durante la Via Crucis.

 

Cappella di San Rocco.

Dedicata a San Michele Arcangelo, fu costruita nell'XI secolo sui resti di un tempio greco. Nel Cinquecento fu restaurata ed abbellita con marmi policromi intorno all'altare centrale. Ha due navate, quella centrale contiene un solo altare dedicato al SS. Sacramento e termina col coro, mentre quella laterale contiene gli altari della Madonna del Rosario e di San Michele Arcangelo.

 

Cappella Rurale della Pastorale.

Edificata da pastori montegiordanesi, un tempo presentava una facciata in pietra locale. All'interno un quadro raffigura la Madonna della Pastorella.

 

Chiese.

Chiesa della Madonna di Pompei, costruita agli inizi del XX secolo presenta al suo interno una navata con colonne. Chiesa della Madonna del Carmine, primitiva chiesetta costruita tra l'XI e il XIII secolo è ormai distrutta, ma è possibile ancora ammirare al suo interno l'altare in pietra e marmo e tracce di affreschi sulle pareti. La nuova chiesa fi riedifcata a metà del XX secolo. Al suo interno è custodito un tronetto ligneo donato dalla famiglia Solano e alcune sepolture di alcuni membri della stessa famiglia. Chiesa di San Filippo, opera del XX secolo. Di proprietà privata, la chiesetta conserva una statua di San Filippo.

 

Castello Solano.

Sorge sul pianoro chiamato piano delle Rose ed è di proprietà della famiglia Solano sin dal 1898. Fu edificato nel 1645 come residenza invernale e di caccia dal marchese Pignone del Carretto di Oriolo. Probabilmente venne costruito sui ruderi del Monastero di S. Anania distrutto dai Saraceni intorno all'anno 1150 che a sua volta era sorto sui resti di un insediamento romano. Completamente ristrutturato, presenta la facciata in pietra, torri quadrangolari caratterizzate da feritoie. Al piano terra grandi locali, un tempo utilizzati come stalle e magazzini, si affacciano su un cortile interno pavimentato con pietre e pozzo al centro. Una scala, che termina con un arco a tutto sesto, porta al piano superiore.

 

Palazzi Nobiliari.

Palazzo Blefari, edificio di fine XVII inizio del successivo secolo, nel corso del tempo ha subito notevoli rimaneggiamenti che ne hanno cambiato totalmente la struttura originaria, infatti oggi è divisa in più appartamenti. Un portale in pietra e mattoni orna la facciata principale. Palazzo Formichella, edificio di fine XVII e inizio del successivo secolo,, della sua struttura originaria è rimasto ben poco. Si sviluppa su due livelli. La facciata principale presenta un bel portale in cotto locale. Nell'atrio un pozzo e due archi in pietra. Palazzo Manera, struttura di inizio XVIII secolo, il portale in blocchi megalitici è stato realizzato da scalpellini locali. Palazzo Solano, edificio del XVIII secolo, si sviluppa su due livelli. Sulla facciata principale campeggia lo stemma dei Solano.

 

Calvario.

Monumento che fu chiamato la croce del secolo perché edificato nel XX secolo. E' formato da una colonna cilindrica ricavata da un unico blocco di pietra sul quale è posto un capitello scolpito. In alto una rudimentale croce in ferro.

 

Contrada Menzinaro.

Sulla cima di una colina isolata ai lati dai corsi d'acqua, è stata scoperta una grande fattoria a corte quadrata (IV-III sec. a.C.) dove oltre all'attività agricola e pastorale vi si praticava la filatura e tessitura della lana. La costruzione è da attribuire alla popolazione dei Lucani, come attestano alcuni graffiti in lingua osca sui vasi. L'edificio scavato aveva forma quadrata di 22 metri per lato, con sette grandi vani di varia ampiezza disposti attorno ad un cortile centrale scoperto, collegato con l'esterno mediante un largo corridoio ad L; l'ingresso era nell'angolo sud-ovest. L'edificio è costruito con ciottoli di fiume uniti a secco, che compongono lo zoccolo delle pareti; l'alzato era in mattoni crudi; la copertura era di tegole piane e coppi. Sul lato occidentale del cortile le tegole di gronde erano decorate con teste di leone. I resti murari che sono stati messi alla luce dagli scavi archeologici offrono una chiara lettura delle destinazioni dei vari ambienti della fattoria. Infatti si può individuare, sul lato orientale, una cantina o vano destinato alla lavorazione e conservazione delle derrate alimentari; sono stati ritrovati una pressa quadrangolare in arenaria, frammenti di pithoi fittili e di anfore ad impasto. Sul lato settentrionale era identificabile, nel vano centrale affiancato da due vani minori, la cucina. All'esterno, inoltre, erano presenti fornaci per la cottura di recipienti ceramici. Tra i reperti rinvenuti alcuni pithoi, alari, vasi, e un gruzzolo di monete del III sec. a.C., custodite nel Museo di Reggio Calabria.

 

Località Menzinara-Bagni.

Resti di una fornace romana del II sec. a.C. - IV sec. d.C. rinvenuta nel 1992.

 

Località Mandrone.

Sono venuti alla luce significativi insediamenti ed una ricca necropoli di età greca.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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