Morano Calabro | welovejonio

San Marco Argentano

 Morano Calabro

Sullo sfondo dei primi rilievi del Pollino, Morano Calabro sembra una collina costruita di sole case. L'abitato conserva un suggestivo impianto medievale, un labirinto di scale, vicoli e stradine tortuose in parte scavate nella roccia. Strette le une alle altre, quasi sostendendosi a vicenda, le case digradano dalla sommità al piano, disegnando l'irreale geomertria di un colle prerfettamente conico.

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Le origini dell'abitato sono sicuramente remote: nel suo territorio sono avvenuti interessanti ritrovamenti (lucerne sepolcrali, monete, ossa umane) e avanzi di cinta muraria con due porte ubiche (ruderi di Sassone). Morano è base per numerose escursioni sul versante meridionale del massiccio del Pollino, attraverso alcune tra le zone più belle e meglio conservate del Parco nazionale.

Il borgo.

Ai piedi dell'abitato la chiesa di S. Bernardino da Siena, raro esempio di architettura quattrocentesca in Calabria, è stata rimaneggiata nel XVII secolo. Nel portico che precede la facciata restano tracce di affreschi del 1499 e due portali del XV secolo: il maggiore, di stile gotico-lanceolato, è opera di maestri calabresi; il secondo, gotico-durazzesco, immetteva nell'annesso convento, interamente ricostruito nell'XVIII secolo. Maestoso edificio di fondazione angioina, la colleggiata della Maddalena è stata ristrutturata più volte nel corso dei secoli e rifatta in stile barocco tra Sette e Ottocento, con maioliche policrome a coprire la cupola e la cuspide del basso campanile. L'interno è ricco di arte, come i dipinti dei napoletani Antonio Sarnelli e Pietro Lopez (1748) e la statua della Madonna degli angeli, scolpita nel 1505 da Antonello Gagini. L'altare maggiore, in marmi policromi, accoglie al centro la statua della Maddalena con due putti, espressione di scuola napoletana del XVII secolo e, ai lati, S. Agostino e S. Monica, statue marmoree della fine del XVI secolo attribuite a Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo. Belle sono anche le quattro tele del XVI secolo con Storie della Maddalena, opera di Pedro Torres, pittore attivo a Napoli a cavallo tra XVI e XVII secolo. Di grande pregio il polittico di Bartolomeo Vivarini, firmato e datato 1477: le tre tavole maggiori raffigurano la Madonna in trono col Bambino e i SS. Francesco d'Assisi e Bernardino, quelle nel registro superiore Cristo in pietà tra i SS .Antonio di Padova e Lodovico di Tolosa.

 

Il colle.

Le imponenti rovine del castello che dominano tutta la valle del Coscile confermano l'importanza strategica del luogo e la capacità difensiva di questa fortezza, di origine normanno-sveva ma rifatta nel XIV secolo. Importanti lavori furono eseguiti anche tra il 1514 e il 1545, con il riordino delle mura e delle sei torri cilindriche; dal XVII secolo l'edificio iniziò una lenta rovina che portò all'abbandono e al completo degrado. Poco più in basso sorge la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, una delle più antiche di Morano, preceduta da un sagrato che si apre a belvedere sulla valle. La chiesa, di probabile origine altomedievale ma più volte ricostruita, custodisce le statue di S. Lucia e S. Caterina d'Alessandria, scolpite da Pietro Bernini nel 1591. In vico II Annunziata ha sede il Museo naturalistico del Centro Studi "Il Nibbio", che espone reperti paleontologici ed esemplari di fauna e insetti tipici del Pollino. In palazzo Salmena, nel cuore del borgo, l'interessante Museo di storia dell'Agricoltura e della Pastorizia raccoglie significative testimonianze della vita rurale del passato.

Grotta di Donna Marsiglia.

In contrada Sassone, sulla strada che conduce a San Basile, è un'ampia cavità naturale trasformata in sepolcreto nel Neolitico e nella prima età dei Metalli. Sono  state ritrovate reliquie sepolcrali (frammenti di ceramiche, asce rituali di selce nera) risalenti all'età del Rame e del Bronzo.

 
 
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