Nocara

Il toponimo Nocara ha origine nel greco medievale e significa "albero di noci", anche se si tratta del mandorlo, la nux greca. Le origini del paese sono legate a tradizioni della cultura locale, ad eventi mitici, a episodi e personaggi fantastici. Infatti, secondo la tradizione, riconosciuta come Lagaria, rivendica la discendenza da Epeo. Le caratteristiche del luogo dove sorge l'attuale centro abitato fanno supporre l'occupazione sin dall'epoca preistorica e protostorica. L'occupazione greca del sito è testimoniata dai resti di un tempio classico dedicato ai Dioscuri sul quale sarebbe sorte la cappella medievale di San Rocco.

Nel xII secolo, dopo la conquista della Calabria da parte dei normanni, tra i feudi donati Roberto il Guiscardo a Guglielmus di Grantmesnil, uno dei suoi compagni d'armi, viene ricordato anche quello di Nucaria. Secondo quanto attestato da vari studi, Nocara, divenuto feudo,, fu preda di numerose dominazioni fino al 1795, anno in cui il paese non fu più soggetto a vincoli e conquistò l'autonomia diventando terra regia demaniale.

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Chiesa Matrice.

Dedicata a San Nicola di Bari, vescovo di Mira, l'edificio si trova nella parte est dell'abitato. La chiesa, risalente al Medioevo, fu decorata con stucchi barocchi nel periodo 1796-1797. L'edificio è composto da una navata divisa in tre campate, separata dal presbiterio mediante un transetto e affiancata da tre cappelle per ogni lato. La navata è interamente decorata. Nel primo medaglione si vedono due angeli; nel seguente c'è la raffigurazione di san Giuseppe col Bambino e un giglio, tra due santi domenicani, uno dei quali è San Vincenzo Ferreri. L'altare maggiore è decorato con colonne a trabeazione corinzie e con un timpano arcuato spezzato, sul quale sono collocati due putti. Al centro dell'altare maggiore si apre una nicchia, contenente una statua a mezzo busto di San Nicola. Nelle pareti laterali del presbiterio sonoappese due tele raffiguranti l'Annunciazione, a destra, e  la Madonna col Bambino tra i santi Giuseppe e Nicola, a sinistra. Nella cappella, occupante la seconda campata di sinistra è ubicato un altare, rivestito da stucchi. Le cappelle continuano nei bracci del transetto, in cui sono presenti sculture marmoree. La prima cappella è ornata da un dipinto a olio di fine Settecento, raffigurante l'Ultima Cena. L'altare della seconda cappella destra è dedicata a s. Antonio da Padova. Nella cappella seguente c'è la Madonna col Bambino, opera in legno dipinto, proveniente da una bottega meridionale, forse pugliese, della metà del Settecento.

Convento di Santa Maria degli Antropici.

Sorge sul versante nord-ovest nelle vallate interne. E' costituito da quattro bracci sviluppatisi, in due piani, attorno a un cortile rettangolare. Nella facciata principale, rivolta ad est, si aprono la porta d'ingresso della cappella e il portone dell'androne, attraverso il quale si accede al cortile. Queste aperture sono incorniciate da portali lavorati in pietra locale da artigiani del luogo. Al lato opposto del cortile, si conservano resti di affreschi nei quali sono raffigurati la Madonna con il Bambino, un vescovo e un cuore trafitto da una freccia ardente, incorniciate con ghirlande composte da foglie stilizzate d'acanto.

Museo Epeo.

Prende il nome dal mitico eroe omerico, si trova nel palazzo comunale ed è strutturato in diverse sezioni dove sono esposte opere contemporanee provenienti dall'Argentina, da paesi europei ed extraeuropei, e dove sono presenti più di ottanta artisti con duecento opere. La sezione di Tommaso Di Taranto raccoglie un cospicuo numero di oli, incisioni e disegni di questo maestro italo-argentino e dei figli dell'autore. L'attività museale si sviluppa in Italia e all'Estero attraverso mostre periodiche, l'esposizione della collezione permanente e la realizzazione di corsi e concorsi di arti visive. Un'altra attività collaterale è la Mostra permanente del libro dell'Alto Jonio, dove sono riunite opere di autor della zona e del territorio della ex diocesi di Anglona e Tursi, o opere inerenti temi del territorio.

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