Oriolo

Salendo dalla valle, la vista è attratta da un torrione di notevoli proporzioni e da una struttura urbana, risalente agli inizi dell'anno Mille: la città fortificata. Il borgo antico sorge su uno sperone d'arenaria, facente parte dell'unità geologica, detta "formazione di Oriolo". Domina la valle del Ferro, solcata dall'omonimo fiume, una volta noto come Acalandro.

Ocriculum è ricordato nell'origine della guerra sociale, quando cadde Pandosia (I sec. a.C.). E' menzionato nella Storia di Roma di Tito Livio.

Intorno all'anno Mille Oriolo era già una civitas.

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Nel 1129 il paese fu cinto d'assedio e preso da Re Ruggero II d'Altavilla. Con un atto del 24 aprile 1221 Federico II di Svevia donò al convento dei Cistercensi di S. Maria del Sagittario una grandiosa foresta nel territorio di Oriolo. Dopo vari infeudamenti Oriolo passò ai Sanseverino, principi di Salerno e Grandi di Spagna. Nel 1552 il feudo fu venduto a Marcello Pignone, presidente della regia Camera della Sommaria di Carlo V. A metà del '400, nel luogo della Ravita e a ridosso del borgo, fu costruito il convento dei frati appartenenti al terzo ordine dei Minori Claustrali di San Francesco d'Assisi. Nel convento era depositata la reliquia di S. Francesco di Paola, donata dalla regina di Francia a padre Dionigi Colomba, Provinciale dell'ordine. Dal 9 maggio 2008 l'alluce di San Francesco si può venerare perché ne è stata dichiarata l'autenticità.

Chiesa Madre di S. Giorgio Martire.

Insieme al castello medievale è catalogata fra i monumenti nazionali dal Ministero dei Beni Culturali. Il primo impianto risale al periodo normanno. Nel 1454 fu aggiunto un campanile e a fine settecento si iniziò ad aggiungere un'altra navata. Ora il manufatto è a tre navate e a croce latina. La porta d'ingresso della facciata su piazza S. Giorgio è sormontata da un bassorilievo romanico del XV secolo che raffigura la visione di S. Francesco d'Assisi nell'atto di ricevere le stigmate. Collocato tra S. Francesco e frate Leone c'è Cristo alato, poggiante su un teschio. Sulla stessa facciata vi sono due statuine coeve (San Paolo e San Pietro) e due leoni del 1264. Nella chiesa sono custodite numerose opere d'arte tra cui: uno stiacciato di scuola donatelliana del XV secolo, una statua in marmo bianco di Madonna col Bambino della scuola del Gagini del 1581, un altare ligneo barocco proveniente dal convento dei Cappuccini, un paliotto del 1798, un Ecce Homo in terracotta del '700, la fontana del pellegrino, due altarini barocchi con reliquiari, la campana di Santa Maria delle Grazie del 1777, un crocifisso del  XV secolo, statuine del Seicento spagnolo, un organo di metà Settecento, donato dalla regina di Spagna.

 

Castello di Oriolo.

Risalente all'XI secolo, in origine il castello aveva torri angolari cilindriche e la torre quadrata normanna. Oggi restano tre torri, compreso il mastio. Il castello è a forma trapezoidale. Si accede ad esso dopo aver attraversato la salita della "Barisana". Dopo il valico compare l'ingresso, sormontato dallo stemma dei Principi Pignone del Carretto. Dietro il portone e sulla destra c'è il posto di guardia, mentre da sinistra si accede nella sala d'arme, in cui si rova la volta a botte del 1600. In essa sono state murate le lapidi di Porzia Ramirez de Montalva e di mons. Emmanuele Pignone del Carretto. Dalla sala d'arme si accede alla torre di SW. A metà gradinata si può notare l'antica porta normanna e varie monofore. Dopo il portone si snodano le stanze con soffittature dipinte. Fra le stanze c'è un vano a struttura cilindrica con cupola ed affreschi, raffiguranti le quattro stagioni. A sinistra, si accede ad una stanza con caminetto del 1586 e con soffittatura affrescata. Dal 30 maggio 1978 il castello, monumento nazionale, è di proprietà del Comune.

Le cappelle.

Cappella della Madonna della Virtù, ricostruita a fine Ottocento su un impianto del 1651; cappella di S. Rocco anch'essa ricostruita a fine Ottocento su un impianto del 1650. Entrambe le cappelle erano jus patronato dell'Università di Oriolo; cappella Madonna Incoronata, jus patronato dei Pignone del Carretto; cappella di S. Francesco di Paola in contrada Salice; cappella della Madonna del Careto di Basso in località Careto di Basso; cappella della Madonna del Careto in  località Careto-Sodano; cappella della Madonna dell'Acquafredda nella omonima contrada.

Palazzo Giannettasio.

La sua struttura odierna è riferibile alla fine del 1700. Il palazzo fu costruito sulle mura perimetrali della Città fortificata di Oriolo. Lo stabile conserva ancora intatto il salone delle feste con soffittatura decorata, una stanza con soffitto, su cui è affrescato S. Giorgio nell'atto di uccidere il drago, e la cucina del Settecento napoletano. Sul portale in pietra si può ancora notare lo stemma della famiglia. Sulla facciata principale campeggia una lapide commemorativa del 1927, dedicata al chirurgo oriolese Nicola Giannettasio.

Palazzo Toscani.

E' l'antico palazzo del governatore di Oriolo, Giorgio Toscano, vissuto dal 1630 fino agli inizi del '700. Giace sulle sommità del masso d'arenaria su cui fu fondato il Kastron Orzoulon e propriamente sotto il castello-fortezza. Si sviluppa lungo l'attuale via Vittorio Emanuele, che lo separa dalla chiesa Madre. Si erge per cinque piani e la parte emergente è sullo stesso livello della chiesa. Insistente sulla via del Burgo, è delimitato fra l'attuale vico I S. Giorgioe la vecchia strada comunale detta la "Pruvace". Lo stabile del 1670 contava circa 21 vani. Si accede alla parte abitativa atraverso un cancello in ferro ed un cortile. Aveva due portoni d'ingresso. Quello principale era sormontato dallo stemma di famiglia. Tutto lo stabile racchiudeva due corti. Oggi il palazzo risulta smembrato perché venduto dalla famiglia a privati cittadini. La sua storia è legata a quella della famiglia, insediatasi in Oriolo nel 1400 con Domenico Toscano. Nel 1443 era regio notaro Toscano di Toscano I, mentre Toscano di Toscano II fu nel 1519 notaro apostolico sotto Leone X.

Palazzo Santo Stefano.

E' un antico palazzo insistente nella omonima contrada, alla confluenza del fiume Ferro e del torrente Raja. Fu edificato a metà Seicento ed era la residenza estiva dei Marchesi di Oriolo. Tutto l'immobile è per intero impreziosito da affreschi risalenti al 1730 circa., sia nella parte muraria sia sui soffitti. La tradizione orale vuole che le sue porte interne provenissero dalla Reggia di Caserta. Attualmente è di proprietà privata.

Anfiteatro "La Portella".

Inserito nella gola del torrente Falce, è stato realizzato dall'amministrazione comunale. Dal 1997 ha ospitato diversi spettacoli di famose compagnie teatrali.

 
 
 
 
 
 
 
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