Pietrapaola

Di probabile origine brezia, Pietrapaola sorge ai piedi di un importante masso - Timpa di Castello - dal quale prende anticamente nome il paese, "Petraia", ovvero il luogo della rupe. Il primo documento che attesta il nome del paese risale al 1276 e nel 1325 è ricordato come castrum Petrapaule. Appare fin dal 1300 come un centro abitato di notevole interesse economicop: sembra, infatti, che la particolaritàdel territorio consentisse il commercio di alcuni settori artigianali di primaria importanza, quali le manifatture di panni di lana, di doghe per botti e di basti per muli e asini. Degne di nota sono le numerosissime escavazioni che ricoprono il territorio, in particolar modo quelle intorno al castello, ove si tramanda essere un passaggio per accedere all'interno di una grotta, dalla quale - e soltanto da questa - era possibile salire alla sommità del Castrum.

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Cenni storici.

E' uno dei paesi più suggestivi del territorio con le sue Muraglie di Annibale e le due rupi La grotta del Principe e la Timpa del castello, una formazione rocciosa che si mostra come una vera opera d'arte della natura. Il toponimo pietrapaola è composto dal sostantivo pietra e dal nome personale latino Paulus, ma la maggior parte dei linguisti lo fa derivare da petrapa, che vuol dire luogo della rupe. Documenti ed alcune tombe rupestri documentano la presenza di popolazioni provenienti dalla penisola balcanica sin dal XIII secolo A.C.

Il territorio ha una superficie di poco più di 52 kmq ed è ricco di querceti e castagneti a monte e di ulivi e folta vegetazione mediterranea a valle.

La mancanza di uno studio specifico intorno ai resti del castello di Pietrapaola lascia un gran vuoto sulle origini del Castrum che, per la particolare posizione geografica, doveva ricoprire un ruolo di certo considerevole nella difesa del territorio circostante. Nessuna notizia pervenutaci del periodo Normanno-Svevo; dal 1269, anno della signoria del francese Elia di Ganz, il contado sembra popolarsi gradatamente, forse soprattutto per le attività silvo-pastorali che potevano espletarsi nelle grandi difese demaniali di querce e castagni, ove era possibile allevare pregiate mandrie di cavalli e di buoi da lavoro, necessari all'industria agraria del tempo. In ordine cronologico i feudatari di Pietrapaola furono i Britti (1413), Diego Cavaniglia (1480), Ferrante d'Aragona, Ruffo di Licodia, Mandatoriccio di Rossano, e Sambiase di Cosenza, ultimi intestatari.

Il palazzo baronale posto in località "Rio" aveva sostituito l'antico castello, distrutto probabilmente nell'incursione turca di Bechin Bassà del 1644, come attesta un'epigrafe posta in alto sulla chiesa Parrocchiale. Tra gli effetti feudali che il barone possedeva sul territorio di Pietrapaola figurano la Bagliva, la Dogana, la Catapania, la Castellania, che solitamente si fittavano per 110 Ducati; la Zecca e la Portolania, che si appaltavano all'università per poter i cittadini buttare le immondizie per le strade senza incorrere in alcuna pena a favore della Principal Corte. Godeva ancora la Camera baronale della Mastroddatia civile e criminale delle prime e seconde case, comprendente la mastroddatia della Bagliva. Il fitto dei molini per la macinatura delle granaglie era, secondo la consuetudine, riscosso in gran rivellato o anche in grano di molitura; con egual genere di vettovaglie il feudatario concedeva le conche per lavorare la seta e l'uso della varchiera. Della razza Sambiase erano famosi durante il '700 i muli ed i cavalli allevati, appunto, in territorio di Pietrapaola nelle difese di Senno, di Malalbergo, di Orgia, di S. Elia; gli uni e gli altri furono distrutti dal brigantaggio del decennio francese.

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