Pizzo

La cittadina di origine medievale, deve forse il nome alla sua posizione: sorge infatti su una rupe di di tufo (pizzu, nel dialetto locale), a strapiombo sul Tirreno. Nonostante le recenti trasformazioni, mantiene l'aspetto tipico di un borgo marinaro, con un dedalo di vie e viuzze che si aprono in piccoli cortili, vicoli a gradinata che scendono alla marina, balconate che guardano il mare, la spiaggia e le scogliere.

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La pesca e la lavorazione del tonno sono sempre state alla base dell'economia dell'attivo centro, meta balneare di spicco grazie alle acque limpide del suo litorale tutto scogliere e calette. Particolarmente sentitti sono i riti della Settimana Santa, con processioni alle quali partecipano i membri di antiche confraternite e l'allestimento in ogni chiesa dei Sepolcri, suggestivi luoghi di preghiera che i fedeli visitano in una sorta di percorso devozionale.

Piazza della Repubblica.

Aperta come un belvedere sopra un ampio tratto di costa e definita da eterogenee architetture, è il cuore dell'abitato, luogo d'incontro e di passeggio, frequentato anche per le rinomate gelaterie. Sul lato opposto al mare spicca il bianchissimo prospetto ornato di rilievi della piccola chiesa dell'Immacolata, eretta nel 1630 per iniziativa di contadini e commercianti che ancora oggi si riconoscono nella Confraternita dell'Immacolata; nell'interno, l'altare maggiore custodisce la venerata immagine dell'Immacolata, statua lignea del 1759.

S. Giorgio.

Poco distante dalla piazza della Repubblica, la Chiesa Matrice, dedicata a S. Giorgio, fu edificata nella seconda metà del XVI secolo e presenta una bella facciata barocca dal portale in marmo bianco (1632). L'interno, a croce latina, custodisce alcune statue in marmo risalenti alla seconda metà del XVI secolo, provenienti da monasteri e conventi distrutti dal terremoto del 1783; quella di San Giovanni Battista, nella terza cappella a sinistra, è un'opera di artisti napoletani. Oltre a queste si ammira, nella cappella di S. Anna, un intenso Crocifisso ligneo seicentesco, popolarmente chiamato "Padre della Rocca" perché proveniente, così dice la tradizione, da Rocca Angìtola, città-fortezza oggi scomparsa. Tra il secondo e il terzo altare a sinistra è collocato un bassorilievo marmoreo con la Pietà e il Padre Eterno nella lunetta, opera di Bartolomeo e Antonio Berrettaro (1524). In una fossa comune nei sotterranei della chiesa fu sepolto Gioacchino Murat dopo la fucilazione.

Castello.

Eretto da Ferdinando I d'Aragona nella seconda metà del XV secolo, sorge più in basso rispetto al piano della piazza centrale e presenta un corpo quadrangolare al bordo della rupe e due torrioni cilindrici angolari, il maggiore dei quali di epoca angioina (1380 c.ca). La fama di questa fortezza militare, trasformata in età napoleonica in caserma e prigione, è legata all'episodio di Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte, che qui venne imprigionato e condannato a morte nell'ottobre del 1815 per aver inutilmente cercato, con un manipolo di fedelissimi, di sollevare un moto popolare contro Ferdinando IV di Borbone nel tentativo di riconquistare il regno.

Chiesetta di Piedigrotta.

Si trova a nord dell'abitato, sulla spiaggia, ed è interamente scavata nel tufo come ex voto per un naufragio qui avvenuto alla fine del XVII secolo. Il fatto è ricordato anche dalla campana di bordo della nave, collocata in una piccola torre, che reca la data della fusione (1632). La solitaria cappella, eretta per custodire un'immagine della Madonna scampata al naufragio e per questo chiamata dagli abitanti di Pizzo a Madonneja, divenne un luogo di culto particolarmente caro alla devozione popolare. Intorno alla fine dell'Ottocento Angelo Barone, artista locale, lavorò per anni ampliando la grotta e scolpendo direttamente nel tufo centinaia di statue grandi e piccole, che raffigurano episodi di storia sacra, del Vangelo e della vita dei santi. L'insieme è reso ancor più particolare e suggestivo dal colore della roccia e dalla luce che penetra nella grotta dalle fessure. Anche il figlio di Angelo Barone, Alfonso, dedicò buona parte della propria vita alla chiesetta, popolandola con altre ingenue figure che si uniscono nel formare una sorta di straordinario presepe attorno all'immagine della Madonna di Piedigrotta, icona miracolosa consumata dal tempo e dalla salsedine. L'immagine che si vede oggi sopra l'altare è una fedele riproduzione del dipinto originale.

Le spiagge.

Con i suoi 8 km di costa, il litorale di Pizzo presenta una morfologia variegata: ampi e accoglienti arenili sabbiosi nel tratto iniziale, verso la piana dell'Angìtola, e piccole calette tra scogli più a sud, dove la costa diventa alta e rocciosa. La spiaggia di Calamaio è un'ampia spiaggia libera di sabbia fine, costeggiata da pini marittimi, mentre la lunga spiaggia di Marinella, con lidi attrezzati, è detta a Tunnara perché un tempo qui si svolgevano la pesca e la lavorazione del tonno; anche la spiaggia di Piedigrotta, celebre per la sua chiesetta scavata nel tufo, si presenta come un ampio arenile di sabbia fine. Il terrazzo di tufo su cui è arroccato il nucleo storico di Pizzo forma la scogliera di Prangi, un tratto di costa roccioso intervallato da tante piccole spiaggette, di sabbia o di ciottoli; una delle più animate è la spiaggia Bellamana, sotto il centro storico di Pizzo e a ridosso del lungomare. La stretta baia denominata a Seggiola, che si apre proprio sotto l'abitato, era l'antico porto peschereccio e accoglieva in inverno le barche dei pescatori.

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