Reggio Calabria | guida turistica online della Calabria

Reggio Calabria

Mi spostavo velocemente attraverso viottoli interminabili delimitati da fichi d'India e aloe, inoltrandomi in profumati aranceti, incontrando via via, tanti alberi di dolcissimi fichi. Reggio è davvero un immenso giardino e, senza dubbio, un luogo di tali delizie, come credo ne esistano pochi altri sulla terra. (Edward Lear).

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"Il più bel chilometro d'Italia": così Gabriele D'annunzio definì il luminoso lungomare di Reggio calabria dove svettano alti fusti di palme e giganteschi Ficus magolioides. E da qui, quando l'aria è limpida, sembra davvero di toccarla con mano quella striscia di terra siciliana, brillante di luci la sera, che appare sospesa sul mare come un miraggio. La città ha origini nobili, ma la sua posizione geografica sull'estrema punta meridionale della Penisola, nel punto in cui lo Stretto si apre verso lo Ionio, le ha dato il triste primato di invasioni e saccheggi che l'hanno depaurpata del privilegio archeologico, oggi custodito nelle sale del Museo nazionale. Città dai rettilinei viali e dalle eleganti architetture del primo Novecento, Reggio è moderna d'aspetto, con pianta a scacchiera dai lunghi viali paralleli alla costa, episodi architettonici di gusto classicheggiante, palazzi tardoliberty in colori pastello: ha tutti i presupposti della cittàgiardino, come fu disegnata dopo il terribile terremoto del 1908 e come conferma il suo celebre lungomare.

Storia e sviluppo urbano.

Ben poco rimane della città antica, ripetutamente distrutta dai terremoti e rasa al suolo da quello che il 28 dicembre 1908 colpì profondamente anche Messina. In un sito di enorme importanza strategica, punto di passaggio delle rotte tra la Grecia e il Tirreno, nacque nella seconda metà dell'VIII secolo a.C. Reghion, colonia fondata dai calcidesi d'Eubea. Alla popolazione si unirono profughi messeni e per due secoli la città prosperò sotto un governo aristocratico, grazie anche alla posizione che le assicurava il controllo di importanti rotte commerciali marittime. Del lungo periodo greco, che vide la città in lotta con Locri e crotone e poi con Siracusa (che la distrusse nel 387 a.C.), resta solo un breve tratto di mura sul lungomare, mentre deboli tracce di terme ricordano la romana Reghium Julii. La sua storia antica è magicamente raccontata anche da frammenti archeologici che emergono ogni qualvolta si procede con uno scavo per la fondazione di un palazzo o la creazione di un parcheggio sotterraneo, e dai preziosi reperti del Museo archeologico nazionale. E nel museo, tappa fondamentale per capire l'antica e illustre storia di Reggio. Il lungomare intitolato a Italo Falcomatà, che fu primo cittadino per tre elezioni consecutive, dal 1993 al 2001, anno della sua prematura scomparsa. Più volte minacciato di morte dalle cosche locali della 'ndrangheta per le sue battaglie  in favore della legalità, è stato il principale fautore della "Primavera di Reggio", che portò a una sorta di rinascita della città dopo anni di corruzione, immobilismo sociale e abusivismo edilizio. E proprio in quegli anni Reggio conobbe anche interventi di riqualificazione del centro cittadino e dello stesso lungomare. Lavori di scavo effettuati nel 2000 nel cuore della città hanno riportato alla luce un importante sito archeologico stratificato (dal VII al XIX sec. a.C.), la cui apertura al pubblico ha determinato la ridefinizione di piazza Italia. Nel 2009 è stato inaugurato un sistema di marciapiedi mobili per il collegamento della parte alta della città con il lungomare, mentre gli interventi più recenti riguardano la nuova pavimentazione di piazza del Duomo e gli scavi archeologici in piazza Garibaldi, tuttora in corso.

Lungomare Italo Falcomatà.

Palme, magnolie, fiori e piante esotiche sono lo straordinario scenario di questo celebre lungomare, una sorta di orto botanico realizzato dopo il terremoto del 1908 e definito da una lunga schiera di palazzi classicheggianti e tardoliberty. Stupendo il panorama sullo Stretto di Messina, con lo sfondo dei Peloritani e dell'Etna. Tra il verde sono disposti monumenti dedicati agli uomini illustri della città: nei pressi di piazza Indipendenza si trova il monumento a Corrado Alvaro di Alessandro Monteleone (1965), formato da tre blocchi di travertino che riportano passi scelti dalle più note opere letterraie dello scrittore, mentre all'inizio della passeggiata, vicino a un celebre e frequentatissimo chiosco di gelati, è stata ricostruita una tomba a camera di tipo ellenistico, ritrovata durante gli scavi per la ricostruzione del palazzo che ospita il Museo archeologico. Più avanti si leva il monumento ai Caduti di Francesco Jerace (1930), con la grande statua in bronzo di Atena che ricorda lo sbarco di Vittorio Emanuele III nel 1900, quando il principe dovette interrompere un viaggio in mare per assumere il trono dopo il mortale attacco a Umberto I. Un recinto racchiude gli avanzi delle mura greche del IV secolo a.C., con una doppia cortina in blocchi di arenaria tenera; poco distanti si riconoscono i resti delle terme romane appartenenti a una domus di età imperiale, con tracce di un portico e di piccoli ambienti riscaldati, uno dei quali conserva brani di un pavimento a mosaico a tessere bianche e nere. Il lungo viale si conclude con il verde giardino della Villa comunale, istituito nel 1894 come orto botanico e aperto al pubblico due anni dopo, ricco di essenze esotiche e rare; poco distante si apre piazza Garibaldi, con la lunga e squadrata Stazione ferroviaria progettata da Angiolo Mazzoni nel 1938 e un monumento a Garibaldi di Alessandro Monteleone (1956). Recenti scavi per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo hanno messo in luce nella piazza resti archeologici ancora in fase di studio, tra cui parte del basamento e di muri forse appartenuti a un'unica grande costruzione di età romana imperiale.

Corso Garibaldi.

Animata e piena di negozi, la principale arteria cittadina corre rettilinea da piazza Garibaldi fino a piazza De Nava, abbellita da un monumento allo stilista reggino realizzato da Francesco Jerace (1936). Intersecano il lungo corso vie rettilinee e parallele che scendono al mare o risalgono il declivio e, incrociando altre strade parallele, dividono la città in una scacchiera di isolati regolari. E' il nuovo volto di Reggio, realizzato dopo il terremoto del 1908 secondo un piano urbanistico che non solo rispondeva a criteri antisismici ma permetteva anche una più rapida ed economica ricostruzione. In successive piazze si dispongono i principali edifici cittadini. All'incrocio del corso con via degli Ottimati, il settecentesco palazzo Nesci è l'unica dimora gentilizia sipravvissuta al terremoto.

Piazza Italia.

Fu realizzata come un monumento ai Caduti dei moti del 1847 la statua in marmo di Carrara che orna questa piazza, definita da palazzi di inizio Novecento. Tra questi spiccano il Palazzo Municipale, edificio liberty eretto nel 1918-21 su disegni di Ernesto Basile, e il teatro comunale "Francesco Cilea", inaugurato il 1931, con la sala interna a tre ordini di palchi e leggione. Indagini archeologiche iniziate nel 2000 hanno riportato alla luce la stratificazione storica del centro dall'età greca al XIX secolo: in particolare sono affiorate le tracce di un grande asse stradale di età normanna, utilizzato per secoli come spina dorsale dell'abitato, e i resti di un quartiere appartenente alla città del  XII-XIII secolo, con piccole abitazioni e botteghe artigianali allineate a ovest della strada.

Pinacoteca civica.

Allestita in alcuni locali adiacenti al teatro comunale, consente di compiere un viaggio nell'arte pittorica meridionale. Le opere esposte sono suddivise in due gruppi: al primo appartengono quelle dei secoli XV-XIX, un tempo ospitate nel Museo archeologico nazionale; le altre, dei secoli XIX-XX, provengono da collezioni private di nobili famiglie reggine e da enti pubblici. Tra i dipinti antichi spiccano le tavolette con S. Girolamo penitente e I tre angeli apparsi ad Abramo, opere giovanili di Antonello da Messina che confermano i chiari influssi dell'arte fiamminga nelle opere del maestro siciliano. Si segnalano poi la grande tela con il Ritorno del figliol prodigo di Mattia Preti, Cristo e l'adultera di Luca Giordano, due paesaggi di Salvator Rosa e tele settecnetesche di Vincenzo Cannizzaro. Ben rappresentate le stagioni artistiche dell'Ottocento e del primo Novecento, con una tela di Andrea Cefaly raffigurante un Episodio della battaglia del Vulturno del 1860, due grandi paesaggi di Giuseppe Benassi (La quiete, 1868; Aspromonte, 1869), interessante artista nato a Reggio calabria, alcune vedute del pittore paesista reggino Ignazio Fieschi e il Cantico dei Cantici del cosentino Enrico Salfi. Tra le sculture si segnalano la Nasside di Locri, busto in marmo di Francesco Jerace, e opere donate dallo scultore calabrese Alessandro Monteleone. Nella sezione dedicata al Novecento calabrese è esposto anche un disegno a china di Renato Guttuso dedicato ai pescatori di pesce spada (1949).

Duomo.

La bianca e luminosa facciata, scandita da semicolonne, animata da bifore e archetti, decorata da rosone e rilievi, è una  fantasiosa interpretazione degli stili romanico e gotico, rivisitati secondo il gusto del primo Novecento. Sono di Francesco Jerace le statue di S. Paolo e di S. Stefano di Nicea, primo vescovo di Reggio, ai lati della scalinata che precede il tempio, distrutto dal terremoto del 1908, ricostruito in nuove forme e riconsacrato al culto nel 1928. Nell'ampio interno a tre navate con decori e vetrate liberamente ispirate alle cattdrali gotiche sono custoditi sepolcri seicenteschi di vescovi della città e un particolare pulpito marmoreo di Francesco Jerace, decorato di palme in travertino provenienti dalla vecchia cattedrale. di questa rimane, nel transetto sinistro, la cappella del SS. Sacramento, importante episodio barocco dalle pareti interamente rivestite di tarsie in marmi policromi, con un ricco fregio a rilievo e le grandi statue di santi nelle nicchie; all'altare è esposta una tela con il Sacrificio di Mlchisedec, di Domenico Marolì (1665). In fondo alla navata destra è custodito il frammento di un'antica colonna, legata a una credenza popolare: a san Paolo, prigioniero dei romani e diretto a Roma, fu concesso di predicare fino alla consumazione di una torcia appoggiata a questa colonna, ma il santo potè concludere i suoi insegnamenti perché la colonna stessa per miracolo incominciò lentamente a bruciare.

Museo Diocesano "Monsignor Aurelio Sorrentino".

Inaugurato nell'ottobre 2010, il museo è allestito al pianterreno dell'ala tardosettecentesca del Palazzo Arcivescovile, sorto sulle rovine di un preesistente edificio costruito sotto il piano del castello alla fine del XVI secolo e distrutto dal grande terremoto del 1783. L'edificio, che ospita le collezioni di arte sacra delle antiche sedi episcopali di reggio e di Bova, è interessante anche perché rappresenta una delle rare testimonianze del volto architettonico neoclassico, assunto dalla città tra la fine del XVIII secolo e l'inizio di quello successivo, e cancellato dal forte sisma del 1908. Il percorso espositivo ha inizio sotto il portico con la sezione Frammenti di memoria: la Cattedrale di Maria SS. Assunta, che presenta brani della decorazione marmorea della settecnetesca cappella del Crocifisso; segue la sezione denominata Anteprima della pinacoteca diocesana, che espone tra i dipinti una settecentesca Risurrezione di Lazzaro attribuita a Francesco de Mura. La sezione dedicata alla Celebrazione del Sacrificio eucaristico mostra un altare ricostruito con un frontale e un tabernacolo del XVIII secolo e una pala seicentesca con l'Immaolata e santi di scuola siciliana; nelle vtrine, oggetti liturgici e prziosi tessuti seicenteschi: un paliotto in seta ricamata e una balza di tovaglia d'altare appartenuti alla Confraternita dell'Immacolata. E' dedicata all'Adorazione dell'Eucarestia la sezione seguente, con un prezioso tabernacolo in argento e velluto del 1864 proveniente da Scilla, tessuti liturgici e oggetti sacri. Tra le preziose opere del Tesoro delle Cattedrali di Reggio e di Bova sono esposti calici, reliquiari e ostensori, tra i quali spiccano il grande ostensorio roggiato di gusto liberty, realizzato da Francesco Jerace nel 1928 in occasione del Congresso eucaristico nazionale che si tenne a Reggio, e il braccio-reliquario di San Giovanni Theresti, del 1778. La sezione successiva, intitolata Il Vescovo, sposus ecclesiae, espone croci, anelli episcopali e pastorali databili tra il XV e il XX secolo; tra questi, il bacolo pastorale di monsignor Antonio de Ricci, arcivescovo a Reggio tra il 1453 e il 1490, pregevole opera napoletana in argento sbalzato, cesellato e decorato da smalti ed elementi a fusione. La sezione intitolata Arte e devozione si compone di due raccolte: la prima espone oggetti liturgici e processionali connessi ai riti delle confraternite cittadine, la seconda è dedicata al culto dei santi e mostra elementi propri del corredo e delle immagini sacre, come i reliquiari in rame sbalzato e le corone in argento che ornavano le statue della Madonna. La visita termina con uno spazio tematico dedicato ai paramenti liturgici, con vesti e tessuti di provenienza, manifattura e decorazioni diverse.

Castello.

Solo due poderose torri cilindriche e un breve tratto della cortina muraria restano oggi dell'antica fortezza, già esistente nel 1027 ma rifatta dagli Aragonesi nel XV secolo. Anche se mutilo, il castello resta un simbolo della lunga storia cittadina, che vide la resistenza contro gli attacchi turchi del XVI-XVII secolo e lo scontro tra garibaldini e borbonici nel 1860. Attualmente è sede di mostre ed esposizioni temporanee. Nella stessa piazza si affaccia la chiesa degli Ottimati, di origine bizantina ma riutilizzata nel XII secolo come struttura di appoggio di una nuova chiesa, cappella privata dei reali normanni che la raggiungevano dal castello attraverso un passaggio sotterraneo. Danneggiata dai turchi nel 1594, chiusa nel 1767 e gravemente danneggiata dal terremoto del 1783, la chiesa venne completamente ricostruita nel 1927 in stile arabo-normanno, ma conserva all'interno colonne e brani di un pavimento a mosaico cosmatesco appartenuti alla precedente costruzione. Orna l'altare maggiore un'Annunciazione, pala di scuola toscana del 1597.

Casa della Cultura.

Al termine della salita di via Cuzzocrea la Casa della Cultura "Pasquino Crupi", spazio per mostre e manifestazioni culturali allestito in un ex brefotrofio degli anni '30 del Novecento, ospita dal maggio 2016 la collezione Campolo, mostra permanente di opere d'arte sequestrate a un potente boss della criminalità organizzata. Sono esposti dipinti di importanti maestri del Novecento, come Carrà Dalì, De Chirico, Campigli, Cascella, Fontana e Ligabue, ma anche tele del Seicento e 15 falsi, acquistati come veri capolavori per centinaia di migliaia di euro. L'autenticità di molte opere è ancora in corso di studio.

Il palazzo accoglie anche il Piccolo Museo S. Paolo, con opere raccolte in tutta una vita da monsignor Francesco Gangemi, una delle personalità artistiche e culturali più importanti nella storia della città contemporanea: arredi sacri e preziose argenterie dei secoli XVII e XVIII, sculture dal medioevo al settecento, dipinti sette-ottocenteschi e tavole dei secoli XV-XVI, tra le quali si segnala un S. Michele arcangelo in cui alcuni studiosi vorrebbero riconoscere la mano di Antonello da Messina, ma l'attribuzione al maestro siciliano non è stata mai confermata. Importante è soprattutto la collezione di icone, in prevalenza russe, databili dal XVI al XX secolo.

Chiesa di San Paolo alla Rotonda.

Nei pressi del Museo S. Paolo, la chiesa che prima lo ospitava fu realizzata in fantasioso stile neoromanico nel 1923-31 e per tanti anni vi fu parroco monsignor Gangemi. L'interno della chiesa è decorato da mosaici bizantineggianti e da sculture di artisti calabresi, tra le quali si nota, nella navata destra, un bassorilievo raffigurante la Deposizione di Alessandro Monteleone.

Museo archeologico nazionale.

Fu l'archeologo roveretano Paolo Orsi, allora responsabile della Soprintendenza archeologica del Bruzio e della Lucania, a pensare già nel 1907 di raccogliere in un grande museo le numerose testimonianze della Magna Grecia rinvenute in parecchi scavi. Passarono però alcuni anni prima della realizzazione del progetto, che (a partire dal 1932) vide la costruzione di un'apposita sede su disegno dell'architetto romano Marcello Piacentini: un monumentale edificio di forme squadrate, ornato da grossi medaglioni che riproducono monete dell'antica Grecia. Il museo, aperto al pubblico solo nel 1955, è uno dei più importanti per comprendere la raffinata cultura che si sviluppò nella regione in epoca protostorica: possiede grandi sculture in bronzo, come i celeberrimi guerrieri rinvenuti nel mare di Riace nel 1972, e le due teste ritrovate nel mare di Porticello, sullo Stretto, ma non si devono dimenticare i corredi funerari delle necropoli, le importanti sculture in marmo e in terracotta, la ricca collezione di pinakes, tavolette votive provenienti dall'area archeologica di Locri. Nell'aprile 2016 è stato inaugurato un nuovo allestimento, curato dallo studio romano ABDR che ha riorganizzato il percorso museale e l'esposizione dei reperti, anche riqualificando spazi espositivi mai utilizzati. Con una copertura in vetro, sostenuta da una sorta di "ragnatela" di puntoni e tiranti, il cortile interno è stato trasformato in un atrio luminoso e inondato di luce, chiamato piazza Paolo Orsi. Intorno a questo spazio, ideato da Alfredo Pirri che ha sovrapposto alle pareti altri frammenti di parete con retro dipinto di rosso, si snoda il percorso museale, che parte dal secondo piano e scende fino a terra, ripercorrendo la storia calabrese dal Paleolitico alla tarda età ellenistica. I materiali sono esposti secondo un ordine tematico in "isole" che contengono reperti eterogenei, ma appartenenti allo stesso contesto storico-culturale, e permettono di osservare da vicino gli straordinari tesori delle più importanti città della Magna Grecia, come Crotone, Sibari, Caulonia e Locri. Un panorama completo delle più remote vicende calabresi è presentato nella sezione preistorica che espone al secondo piano materiali dal Paleolitico alla prima età del Ferro. In particolare si segnalano manufatti litici da Tortora e dalle grotte di Scalea, ceramiche impresse e dipinte del Neolitico, corredi tombali provenienti da varie necropoli calabresi con tomba a fossa o a grotticella della prima e della seconda età del Ferro. Un calco ricostruisce il celebre masso col graffito di un uro (bos primigenius) dal riparo del Romito di Papasìdero, uno dei siti paleolitici più importanti di tutta l'Italia meridionale, frequentato a partire da 24000 anni or sono come campo base da cui partivano spedizioni di caccia verso la pianura e verso i rilievi più elevati. Per la cura delle proporzioni e dei dettagli anatomici, la maestosa figura dell'animale totemico di questa comunità è considerata una delle espressioni più alte dell'arte preistorica in Europa. Tra i reperti rinvenuti negli scavi più recenti si segnala una piccola statuetta in avorio raffigurante un uomo con perizoma, ritrovata nel promontorio di punta Zambrone, nei pressi di Tropea:  si tratta di un oggetto dal grande valore religioso e simbolico, realizzato secondo i canoni dell'arte minoico-cretese in un periodo compreso tra il 1300 e il 1150 a.C.

Dal santuario di Marasà a Locri provengono le monumentali decorazioni in terracotta pertinenti al tempio arcaico (VII-VI sec. a.C.) e il celebre gruppo dei Dioscuri (seconda metà del V sec. a.C.), rinvenuto da Paolo Orsi nel 1889-90. Importante anche il materiale relativo a Reggio ellenistica (IV-II sec. a.C.), con oreficerie ed esemplari di coroplastica, urne cenerarie e grandi fittili a testa mostruosa e i materiali provenienti dalla polis greca di Reggio calabria e quelli delle altre colonie calabresi di Màtauros (l'attuale Gioia Tauro), Medma (l'attuale Rosarno), Hippònion (l'attuale Vibo Valentia), Caulonia antica (l'attuale Monasterace Marina). Nel piano ammezzato sono esposti reperti legati agli aspetti della vita quotidiana, relativi soprattutto alle civiltà dei lucani e dei brettii che partirono alla conquista della Magna Grecia. Mentre il pianterreno ospita esposizioni temporanee, il sotterraneo è dedicato all'archeologia subacquea, con l'esposizione di anfore greche e romane, ancore, oggetti da nave e frammenti di statue. Il percorso museale si conclude con la visione dei pezzi più preziosi e conosciuti, il primo dei quali è il cosiddetto kauros di Reggio, statua di giovinetto della fine del VI secolo a.C. In un'apposita sala, cui si accede dopo una sosta in un'anticamera per togliere dagli abiti e dalle scarpe polvere e umidità, sono esposti i grandi capolavori che hanno reso celebre il Museo archeologico di Reggio in tutto il mondo. Su basamenti antisismici appositamente studiati dall'Enea si ergono le magnifiche figure virili dei Bronzi di Riace, originali greci di ambiente attico della metà del V secolo a.C., casualmente rinvenuti in mare, al largo di Riace, nel 1972. Le due sublimi figure di guerriero rappresentano l'immagine ideale della cultura greca classica, in cui il corpo umano, naturalmente perfetto, diventa manifestazione dell'armonia dell'universo. La sala accoglie anche gli splendidi bronzi di Porticello, due teste in bronzo ritrovate nella località Porticello, sullo Stretto di Messina, e databili intorno al V-IV secolo a.C. La prima di queste teste, il cosiddetto ritratto di Filosofo, raffigura un vecchio dalla luga barba, di straordinaria bellezza per la rappresentazione analitica della fisionomia del personaggio; la seconda, caratterizzata da una lunga barba e da riccioli trattenuti da un sottile diadema, è conosciuta come testa di Basilea, perché dopo il suo ritrovamento nel 1969 venne subito trafugata e portata in Svizzera, dove rimase nascosta per decenni fino alla suarestituzione all'Italia nel 1993. Il ritratto virile, dalle linee idealizzate e severe, mostra ancora i segni dei violenti colpi inferti per spezzare la statua.

Il giovane e il vecchio sublimi guerrieri.

Che fossero opere di straordinario valore apparve evidente non appena le due statue in bronzo, alte un paio di metri, il 16 agosto 1972 furono delicatamente deposte sulla spiaggia di Riace. Ma chi poteva immaginare che la ghiaia diventata dura come un cemento e le incrostazioni marine che da secoli ricoprivano le due figure virili risalenti al V secolo a.C. nascondessero particolari tanto perfetti? Ci volle un lungo e delicato lavoro di pulitura perché venissero alla luce non solo il possente gioco della muscolatura e l'assoluta armonia delle parti, ma anche i dettagli più nascosti e preziosi, come le labbra disegnate con una lega di tenue color roseo, i denti ricoperti da una sottile lamina d'argento, i capezzoli di rame, le sottili ciglia in avorio applicate alle palpebre. Enorme fu l'emozione per il recupero dei due preziosi bronzi, effettuato dal nucleo dei Carabinieri subacquei di Messina, diretti dalla Soprintendenza archeologica di Reggio. Alle operazioni partecipò anche stefano Mariottini, il giovane sub romano che casualmente aveva avvistato nel braccio di mare di fronte a Riace Marina, a 7-8 metri di profondità e circa 300 metri dalla costa, le sagome seminascoste delle due colossali figure. Certo nessuno allora poteva sapere che la straordinaria scoperta avrebbe fatto conoscere al mondo intero il nome del piccolo centro sulla costa ionica calabrese. Infatti, anche se gli archeologi indicano i due ineguagliabili capolavori come statua A e statua B, altri li chiamano rispettivamente il Giovane e il vecchio o l'Eroe e lo Stratego (studi recenti ne avrebbero individuato la raffigurazione di Tedeo e Anfiarao, mitici eroi cantati da Eschilo tra i Sette di Tebe), per tutti i celebri guerrieri esposti al Museo nazionale di Reggio restano sempre "i bronzi di Riace".

La spiaggia dei Giunchi.

A nord del centro storico, presso la rada dei Giunchi, si allungano gli stabilimenti balneari e le attrezzature del lido cittadino. La spiaggia, non molto ampia, è caratterizzata da sabbia a grani grossi; spesso esposta a venti forti, è per questo frequentata anche dagli amanti del windsurf e del kitesurf.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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