Roseto Capo Spulico | welovejonio

Roseto Capo Spùlico

Durante il periodo romano, Roseto prese il nome di Civitas Rosarum (città delle rose), dovuto al tipico fiore della zona. Ritrovamenti archeologici ci fanno presumere l'esistenza di Roseto nel periodo ellenistico-romano. Il paese era, forse, una delle città nel territorio di Siris-Heraclea. Cadute le repubbliche della Magna Grecia, passò sotto la dominazione licana e dopo la guerra di Roma contro Pirro, sotto l'egemonia romana nel 272 a.C.

Dal 1465 al 1498 fu feudo dei Saseverino Conti di Lauria e dopo la congiura dei baroni a cui i Saseverino parteciparono, venne loro confiscato da Alfonso II d'Aragona. Il feudo successivamente fu venduto a Giovanni Carrafa. I Carrafa lo tennero fino al 1572, quando passò a Geronima Colafilippo.

Nel 1720 troviamo il feudo posseduto dai Calà LanzinaUlloa che lo tennero fino al 1791. Il feudo fu comprato all'asta da Gaetano Ferrari di Cosenza, poi passò ai baroni Mazzario che lo tennero fino all'eversione della feudalità.

Nella storia di Roseto si sono distinti alcuni personaggi tra i quali: Nicola Mazzario, sindaco della città, che nel 1811 partecipò attivamente alla vita pubblica. Francesco Stigliano (1811-1900) fu il sindaco di Roseto che si impegnò nella lotta contro il brigantaggio.

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Chiesa Madre, è stat edificata nel XIII-XIV secolo sulle rovine di un antico monastero basiliano, fondato da San Vitale da Castronovo intonro al X secolo. Semplice nelle sue forme architettoniche, conserva una statua lignea della Madonna del Rosario.

 

Altre Chiese.

Chiesa di S. Maria della Consolazione, edificata nel XVI secolo, caratteristico è il campanile a ventola e alcuni frammenti sepolcrali murati nella facciata. Sul lato sinistro del portone i resti di un sarcofago del XIII secolo, con bassorilievo raffigurante un abate e due angeli che reggono uno stemma privo di simbolo. La chiesa al suo interno conserva un olio su tela raffigurante la Madonna col Bambino, opera di un ignoto pittore meridionale del XVIII secolo, diverse tele e affreschi di scuola napoletana, e alcuni bassorilievi. Infine una statua lignea dell'Immacolata, e un'acquasantiera del XVI secolo. Chiesa di S. Antonio, l'architettura dell'edificio del XVI secolo è semplice e lineare. Il portale d'ingresso è sormontato da una nicchia contenente la statua del Santo a cui è intitolata la chiesa. Chiesa di S. Anna, risalente al XX secolo ha una caratteristica cupola in vetro. All'interno è conservata la statua di S. Anna. Chiesa di Santa Caterina, fu fatta edificare da Vincenzo de Rasis in memoria della sorella nel XX secolo. (Proprietà privata).

 

Castello Castrum Roseti, fu edificato per volere di Roberto il Guiscardo tra il 1058 e il 1085. Noto anche come Monastero di S. Antonio per aver ospitato gli Antoniani, è circondato da mura ed ha un cortile interno. Ubicato in un'ampia piazza, intitolata al grande condottiero normanno, che consente attraverso la porta ubica a tre arcate di accedere nel cuore del centro storico di Roseto. Due le porte d'accesso, quella lato nord conserva ancora lo scudo lapideo sul quale era posto lo stemma nobiliare. Nel XVIII secolo la porta a nord "porta della Terra" venne rafforzata da un'opera di muratura che forma un sottopassaggio a volta con due porte ad archi e con resti di affreschi ornamentali. Lungo la cinta muraria si trovano due torri cilindriche, oggi adibite ad abitazioni private. Si accede all'interno attraverso androni con archi a tutto sesto. Il castello era dotato di una serie di gallerie sotterranee che servivano come via di fuga in caso di pericolo che conducevano in aperta campagna, e si pensa ce ne fosse una che collegava direttamente al mare. Completamente restaurato oggi è sede del municipio e ospita inoltre il Museo etnografico e della civiltà contadina.

 

Castello Castrum Petre Roseti, si erge maestoso su una roccia a picco sullo Ionio, in posizione strategica a dominio del golfo di Taranto. Proprio di fronte, in mare, si innalza una roccia dalla forma singolare, chiamata fungo del castello o pietra dell'incudine. La rocca, edificata probabilmente in epoca normanna nel luogo detto porta di Roseto fu ricostruita da Federico II tra il 1220 e il 1260, e assunse subito notevole importanza strategico-difensiva poiché segnava il confine tra le due capitanerie in cui l'Imperatore aveva diviso il Regno delle Due Sicilie. Fin dal 1400 il castello subì la sorte ed i vari passaggi all'interno del feudo. Passò dai Sanseverino ai Caraffa, ai Colafilippo, ai Guaragna, ai Calà LAnzina Ulloa che lo tennero fino al 1791 quando per i debiti accumulati la S.R.C. ne dispose la vendita. Venne comprato all'asta da Gaetano Ferrari di Cosenza. Il castello di Roseto occupò una posizione chiave fra le fortificazioni militari borboniche durante la conquista della Calabri ada parte di Gioacchino Murat. Dopo l'Unità d'Italia il castello perse la sua funzione e venne utilizzato come abitazione civile. Attualmente è di proprietà privata. Di pianta trapezoidale, il castello è circondato da mura merlate che sul lato sud si aprono in un ampio ingresso con un imponente portale in stile gotico che conserva ancora la rosa crociata, i petali di giglio, il cerchio di Salomone e lo stemma con grifone, emblema del casato svevo; la struttura presenta possenti torri. All'interno del castello sono un ampio cortile, dotato di cisterna centrale, i resti delle scuderie, magnifici saloni di rappresentanza e spaziose stanze arredate secondo lo stile medioevale. Recenti studi ipotizzano che la torretta centrale abbia ospitato, nel periodo compreso tra il 1204 e il 1253, la Sacra Sindone. Recentemente sottoposto a interventi di restauro del maniero, tra le mura del mastio è stato rinvenuto un onfale in pietra con sopra incisi alcuni segni esoterici, un giglio, una croce, dei pesci ed un agnello mistico che testimoniano la presenza templare nel castrum petre. Secondo gli esperti potrebbe contenere una delle reliquie del Golgota.

 

Palazzo Mazzario, fu costruito da Nicola Mazzario nel 1821. Si sviluppa su due livelli e presenta sulla facciata principale un portale in pietra con stemma gentilizio raffigurante un'aquila con doppia testa e un elmo in pietra. Caratteristica la finestra che adorna la stessa facciata di forma ovale.

 

Fontana di San Vito, fu scoperta nel 1900 dal monaco basiliano San Vitale. Secondo la leggenda, al suo arrivo, il monaco trovò il paese in condizioni pessime, tra ladri, malessere e malaria, e che fu proprio lui a sanare il luogo ed a renderlo praticabile; in particolare scoprì che era possibile curare la malaria con le acque salutifere di quella fontana. Sebbene non conservi la sua originale virtù, la fontana esiste tuttora e serve da abbeveratoio per gli animali.

 

Torre di Pertugio del Pizzo, struttura tipica in pietra secca dell'XI secolo. Serviva per l'avvistamento di navi nemiche.

 

Museo etnografico e della civiltà contadina, si trova nel cuore del centro storico, ospitato al piano inferiore del castrum, antica dimora del feudatario. Il museo raccoglie una serie di testimonianze e reperti relativi alle civiltà e identità contadine quali manufatti ed attrezzi quotidiani e del lavoro contadino, utensili domestici, nonché strumenti musicali, antichi giocattoli, una piccola mostra fotografica, i cimeli relativi alla prima guerra mondiale e una raccolta di vecchie foto. 

 
 
 
 
 
 
 
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