S. Andrea Apostolo dello Jonio

La storia di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio si presenta molto interessante sotto molteplici aspetti. Con certezza si può affermare che il paese sorge a cavallo tra X e XI secolo, nei pressi di una Grangia basiliana fondata da alcuni monaci sfuggiti alla furia iconoclasta di Bisanzio. I monaci basiliani giunsero prima in Sicilia tra l’VIII e il IX secolo, successivamente si spostarono in Calabria dove fondarono numerosi Cenobi o eremi sulle colline dei litorali ionici e tirrenici. Sulle dolci colline di S. Andrea, che dominano la valle, si possono osservare i ruderi di alcune testimonianze di quel periodo storico particolarmente interessante.

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La prima testimonianza è una piccola Grangia fondata intorno al IX secolo detta di “Gerraggiùati”. Successivamente, nel secolo XI – XII, viene edificata la Chiesa di San Nicola di Cammerota, sul poggio di Condò, duecento metri più a nord della Grangia. La chiesetta di forma rettangolare con abside semicircolare è lunga 9 m. e larga 5,90. L’abside è rivolta ad oriente, con una finestra centrale terminante ad arco e coronata da una fascia di travertino. Nella parete laterale campeggia una finestra oblunga con arco scolpito ed una piccola finestra ad occhio. Gli spigoli sono di calcare bianco, alternato a pietra nera, di origine vulcanica. Lo stesso ordine di bianco e nero si riscontra nell’arco interno dell’abside, nella porta e nelle finestre, dimostrando come all’architettura bizantina si aggiun­ge la policromia araba ricorrente nei modelli classici di Sicilia e Spagna. A Nord della chiesetta, nei pressi dell’attuale cimitero, si può ancora notare il rudere della Torre di Tralo’ o Torre di “Cammerota”, di origine normanna, che, secondo alcuni antichi documenti, sarebbe appartenuta alla chiesa e costituisce un altro esempio dell’importan­za storica di S. Andrea. Una ulteriore testimonianza bizantina è rappresen­tata dalla Chiesa di Campo. Riportata negli antichi documenti col nome di S. Martino ed in un secondo tempo col nome di Santa Maria di Campo, è il classico esempio di chiesa rurale, che i basiliani costrui­vano nelle campagne per dare un supporto ai contadini. Più umile nelle rifiniture e nei materiali, è un inequivocabile modello compositivo dell’architettura del periodo. L’altare è esposto ad oriente e l’entrata ad occidente. Un altro tesoro del patrimonio culturale del Comune è la Chiesa del Sacro Cuore con l’adiacente Collegio dei Padri Redentoristi, costruita nel 1897 per la munificenza della baronessa Enrichetta Scoppa nel complesso del Collegio dei Padri Redentoristi dell’ordine fondato da Sant’Alfonso dei Liquori. Si tratta di una grande e luminosa chiesa in stile composito neorinascimentale, barocco e neoclassico, di notevole bellezza sia all’interno che all’esterno. L’interno è a tre navate: la navata centrale è scandita da 14 colonne mentre il presbiterio è caratterizzato da 10 colonne. Nel presbiterio vi è l’altare maggiore in marmo policromo. La balaustra che divide il presbiterio dalla navata fu costruita in periodo posteriore. Il trono del Sacro Cuore di Gesù è del 1929, opera di un maestro locale, Saverio Armogida, padre dell’architetto Francesco Armogida che progettò l’opera. Sopra ai sei altari in marmo policromo, furono costruite sei nicchie da artigiani locali, per ospitare le statue di Sant’Alfonso, di San Gerardo, di Sant’Antonio da Padova, dell’Immacolata, di San Giuseppe, Sant’Enrico, di San Francesco Saverio.

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