San Marco Argentano

 San Demetrio Corone

La cittadina è uno dei più importanti centri culturali degli albanesi di Calabria: ha ospitato a lungo un vescovo di rito greco ed è ancora oggi sede del Collegio italo-albanese. La nascita dell'insediamento è legata al flusso di monaci italo-greci, tra i quali anche san Nilo, che nel 955 qui fondò un primo monastero. Il nome San Demetrio ricorda infatti un santo greco, mentre Corone, aggiunto nel 1863, si ricollega a un consistente flusso migratorio, avvenuto nel 1534, di famiglie greche provenienti da Coron (Peloponneso). Il monastero voluto da San Nilo fu ricostruito nell'XI secolo ed ebbe grande importanza fino al XV secolo, quando iniziò una lenta decadenza, terminata con la soppressione nel 1794. Nonostante le notevoli manomissioni avvenute nei secoli XVIII e XIX, è interessante la chiesa di S. Adriano, che mostra nel fianco sinistro un motivo ad archetti romanici e un portale a ogiva; la sormonta un incongruo campaniletto a vela, aggiunto nel XIX secolo. In origine la chiesa finiva con un'abside semicircolare, eliminata dai rifacimenti settecenteschi. L'interno, romanico, a tre navate, presenta caratteristiche del primo periodo normanno. Tracce di affreschi di tipo bizantino, risalenti alla fine del XII secolo, restano sulle pareti e negli intradossi degli archi ogivali; su questi ultimi si riconoscono S. Basilio il Grande, San Giovanni Crisostomo e S. Gregorio il Teologo. Altrettanto interessanti sono i resti del pavimento a mosaico in opus sectile, eseguiti da mani esperte, che rappresentano fgure di animali fantasiose e suggestive. Sempre all'interno della chiesa sono conservati interessanti reperti scultorei di epoca normanna e i due capitelli delle colonne, uno bizantino, l'altro corinzio.

La chiesa di S. Adriano è affiancata dal palazzo del Collegio italo-albanese, istituito con bolla pontificia nel 1732 e qui trasferito da San BEnedetto Ullano nel 1794. Inizialmente il Collegio occupò i locali del monastero, ma questi vennero ampliati e ristrutturati più volte; nel 1856-75 fu costruito il corpo di fabbrica a est, addossato alla facciata della chiesa. Come in altri paesi di origine albanese, il giorno dei morti ci si reca al cimitero con vettovaglie di ogni genere e si banchetta sulle tombe dei propri cari con allegria, perché i defunti non desiderano che si sia tristi per colpa loro.

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