Serra San Bruno

Situato in una conca tra i fitti boschi delle Serre, il borgo è noto per i portali delle case in granito lavorato, loggette in legno scolpito e artistiche ringhiere in ferro battuto che testimoniano la maestria degli artigiani locali, la cui antica tradizione si può far risalire all'etica del lavoro manuale propria dei Certosini. E non a caso nello stemma comunale, accanto agli alberi che rappresentano la ricchezza di legname della zona, sono raffiguratio alcuni arnesi di lavoro. Un tempo il paese era ciamato solo serra, a conferma del suo legname con il massiccio centrale della Calabria, di cui costituisce una sprta di capoluogo. Il nome del santo, al quale si deve l'origine dell'insediamento fu aggiunto dopo l'Unità d'Italia.

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Il santo è Bruno di Colonia, fondatore del primo eremo certosino vicino a Grenoble (1085), nelle Alpi francesi, giunto in Calabria nel 1901 per voler di papa Urbano II, suo discepoli a Reims. Rifiutata la cattedra arcivescovile di Reggio, Bruno ottenne dal papa l'autorizzazione a vivere da Eremita e da Ruggero il Normanno un appezzamento di terra tra i boschi di questa zona montuosa e solitaria. Nacquero così l'eremo di S. Maria della Torre e, più tardi, la certosa di Santo Stefano, consacrata tra il 1097 e il 1101. Tra gli edifici meritano particolare attenzione le chiese barocche, veri e propri gioielli dell'architettura tardosettecentesca, che conservano opere d'arte un tempo nella certosa.

 

​Chiesa di S. Biagio.

Ricostruita dopo il terremoto del 1783 che aveva fatto crollare la precedente costruzione, la chiesa Matrice custodisce quattro statue in marmo del XII secolo provenienti dall'antica certosa, due delle quali, S. Bruno e Madonna col Bambino, sono opera dello scultore tedesco David Muller (1611). Di notevole interesse sono anche il pulpito tardosettecentesco impiallacciato a mosaico con sottili lamelle di legno e l'ottocentesco altare maggiore, realizzato da Alfonso Scrivo, forse il più noto tra i maestri artigianali di Serra san Bruno, con marmi e bronzi provenienti dalla Certosa. Nella chiesa sono custoditi un antico reliquiario, donato a san Bruno da Adelaide, seconda moglie di Ruggero il Normanno, e un grande Crocifisso ligneo tardosettecentesco.

Chiesa dell'Addolorata.

Poco lontano dalla chiesa di San Biagio, di fronte al monumento ai Caduti, l'edificio ha un aggraziato prospetto convesso. Nell'interno, ricco di stucchi, l'ottocentesco altare maggiore ingloba parti di un ciborio in marmi policromi, pietre dure, argento e statue in bronzo dorato realizzato da Cosimo Fanzago intorno al 1631 per la certosa. Dall'antica certosa proviene anche il seicentesco Crocifisso ligneo che il Sabato Santo, adagiato nella naca, sorta di letto sepolcrale a forma di culla, rivestito di stoffe pregiate e ornato di fiori, viene portato in processione per le vie del paese.

Certosa.

Un muro dai bassi torrioni angolari cinge il vasto complesso religioso, primo monastero certosino in Italia e secondo dell'ordine, dopo la grande Chartreuse fondata da Bruno di Colonia vicino a Grenoble, sulle Alpi francesi. Quasi interamente distrutto dal sisma del 1783, il monastero, che fu dei Cistercensi dal 1193 al 1514, venne soppresso in età napoleonica, spogliato dei beni e abbandonato. Fu riaperto per volontà popolare nel 1856 e i lavori di restauro terminarono nel 1900. Della vecchia certosa sono rimasti i resti della cerchia muraria quattrocentesca, le rovine della chiesa (la parte inferiore della grandiosa facciata rinascimentale e i primi due archi su pilastri dell'interno) e del seicentesco chiostro rettangolare, mentre la nuova certosa ha forme che imitano il gotico francese.

Nel complesso è aperto al pubblico il Museo della Certosa, che illustra la storia del complesso monastico di Serra San Bruno e dell'ordine certosino; con la ricosruzione di alcuni ambienti, l'esposizione di oggetti di uso quotidiano e la proiezione di interessanti filmati narra inoltre i diversi momenti della giornata dei monaci, che vivono ancora in stretta clausura una vita di silenzio e preghiera. Tra le opere esposte, si ammira una copia del celebre busto-reliquiario di S. Bruno, opera in argento di scuola napoletana del 1516 il cui originale è custodito nella chiesa conventuale della certosa.

Chiesa di Santa Maria del Bosco.

La piccola chiesa sorge isolata in un fitto bosco di abeti boanchi e faggi a circa 3 km dalla certosa, ed è il nucleo originario dell'insediamento religioso, ricostruito dopo il terremoto del 1783 con elementi antichi. Accanto si apre la grotta del santo, ricostruzione del luogo in cui san Bruno si ritirava in preghiera e fu sepolto; al suo interno è notevole la statua del santo, scolpita nel amrmo alla fine del XVIII secolo. Più in basso, il laghetto nelle cui acque gelide si immergeva per penitenza; alimentato da una fonte sotterranea, il piccolo bacino è chiamato anche lago dei miracoli, perché la religiosità popolare un tempo considerava le sue acque miracolose per la guarigione degli indemoniati.

 
 
 
 
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