Sibari

Il moderno paese, frazione di Cassano allo Ionio, deriva il nome dall'antica Sybaris, la più arcaica delle colonie greche della costa ionica, probabilmente fondata dagli achei nel 730-720 a.C. Grazie alla bonifica e alla trasformazione fondiaria della piana, il centro ha sviluppato una vocazione agricola e commerciale, ma la vicinanza alle belle spiagge e a importanti aree archeologiche lo hanno trasformato in un luogo di vacanze estive e di turismo.

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Storia.

Dopo Taranto, fu la più grande città della Magna Grecia, e raggiunse intorno al 530 a.C. l'apice della potenza, estendendo il proprio dominio su altre colonie e sui centri indigeni dell'interno. Non solo ricchissimi, ma anche ricercati nelle loro abitudini quotidiane, i suoi abitanti erano conosciuti e invidiati per il lusso dei costumi, lo sfarzo dei palazzi, la passione per la musica e la filosofia, tanto che la città divenne per antonomasia sinonimo di opulenza e raffinatezza. Il merito della straordinaria fortuna della città era certo dovuto alla fertilità della campagna, favorita dalla presenza dei fiumi Cratis e Sybaris e accresciuta da grandiosi lavori di bonifica, ma anche dalla presenza di miniere d'argento. Fu la concorrenza economica e commerciale a suscitare i contrasti con la vicina Krotòn, che approfittò di una crisi politica interna, creata dall'abbattimento del potere aristocratico da parte di un tiranno. Nel 510 a.C., guidati dall'atleta Milone, i crotoniati mossero contro i sibariti, li sconfissero e distrussero la loro città. Erodoto tramanda al tal proposito che i crotoniati addirittura deviarono il corso del fiume Crati per cancellare i resti della potente rivale. Ma per opera dei sibariti superstiti nacque nel 444 a.C. Thoùrioi, una nuova e potente città, disegnata secondo un preciso piano del celebre matematico e architetto Ippodamo da Mileto. Alleata di Roma, divenne colonia romana (Copia) e rimase in vita fino al VI secolo, quando fu definitivamente abbandonata per l'impadulamento e la diffusione della malaria. Nel 1932 si intrapresero gli scavi per riportare in luce la città, rimasta nascosta per secoli anche a causa di numerosi alluvioni; solo verso la fine degli anni '70 del Novecento fu varato un sistematico piano per le ricerche, che portò a regolari campagne concluse nel 1974. Gli scavi, ripresi negli anni '90, proseguono ancora oggi con una missione composta da studiosi di università italiane e straniere e con la collaborazione della Scuola Archeologica di Atene.

Museo archeologico nazionale della Sibaritide.

Inaugurato nel 1996 in un nuovo edificio nei pressi dei laghi di Sibari, area lagunare trasformata in porticciolo turistico, accoglie i materiali rinvenuti negli scavi della città e del territorio circostante. Il museo accoglie materiali del periodo protostorico e arcaico rinvenuti nel territorio. Lo spazio maggiore è dedicato ai reperti urbani, con frammenti architettonici arcaici, ceramica subgeometrica greco-orientale e rodia, pettorali in lamina e oro sbalzata, ceramica importata da Corinto, Atene, Sparta, Ionia e dalle isole egee, statue e piccoli bronzi di età romana. Il reperto più noto è il Toro cozzante, statuina bronzea simbolo della città di Thoùrioi (V-IV sec. a.C.) Importante è anche il gruppo di reperti da santuari del territorio, con terrecotte e statuette fittili.

La spiaggia e la riserva naturale.

Sibari possiede una spiaggia lunga e di sabbia fine, con bassi fondali nei pressi della Riserva Naturale della Foce del Crati, istituita dalla regione nel 1990, con ambienti ripari, acquitrini e rari pantani retrodunali. Lembi di bosco di salici e pioppi bordano le rive, mentre l'ampia spiaggia è delimitata da una fascia a macchia mediterranea e i piccoli acquitrini sono circondati dalla vegetazione tipica degli ambienti salmastri, con tamerici, giunchi e salicornia. La riserva è un habitat rilevante per l'avifauna acquatica, con esemplari di varie specie (svassi, garzette, aironi rossi, nitticore, gabbiani corallini, falchi pescatori, sterne e martin pescatori). Notevole è anche la presenza di rettili e anfibi, come il rospo smeraldino, la raganella, il tritone italiano, la tartaruga palustre, il saettone e la natrice tassellata.

Cassano allo Ionio.

I reperti preistorici trovati nella grotta di S. Angelo e le necropoli attorno all'abitato testimoniano che il sito, in un anfiteatro naturale, tra la Piana di Sibari e i rilievi del Pollino, era già popolato in epoca remota. Nell'abitato, ai piedi di una rupe dove un tempo si ergeva il castello, sorge la Cattedrale, eretta forse nell'XVIII secolo. L'altare maggiore racchiude in una ricca cornice barocca in ottone e lapislazzuli la tela con la Madonna della Purità, opera tardocinquecentesca del pittore fiammingo Dirk Hendricksz; nella cripta di epoca bizantino-normanna, un altare con avancorpi decorati e affreschi di ispirazione bizantina che ritraggono i SS. Lucia e Biagio. Molte opere della Cattedrale e della diocesi sono custodite nell'attiguo Museo Diocesano. Sotto la Cattedrale, a sud-ovest, il complesso delle Terme Sibarite sfrutta un'acqua sulfurea già nota dall'antichità, che sgorga a 25 gradi C dalla viva roccia. Nella valle dell'Eliano sono presenti numerose grotte anacoretico-basiliane e il santuario di S. Maria della Catena, eretto tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento forse su un sostrato di origine bizantina.

 
 
 
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