Soriano Calabro

Disteso su un pendio del versante tirrenico delle Serre, il borgo mantiene vive le tradizioni artigiane, sia quelle della ceramica sia la lavorazione del legno ricavato dai boschi circostanti: celebri sono infatti i seggiari di Soriano, che creano sedie impagliate con schienali intagliati. Il piccolo paese, fondato da monaci basiliani e divenuto dal XV alla fine del XVIII secolo un importante centro di studi di cultura grazie alla presenza di un grande e potente convento domenicano, è sede della Biblioteca calabrese, creata nel 1980 e che vanta un patrimonio librario di oltre 30000 volumi interamente dedicati alla regione.

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Polo museale di S. Domenico.

Nel centro del paese si visitano i ruderi del convento e della barocca chiesa di S. Domenico, costruita dopo il terremoto del 1659 che cancellò il tempio più antico; sull'area di uno dei chiostri distrutti fu edificata a partire dal 1838 l'attuale chiesa di S. Domenico, con facciata in pietra realizzata da artigiani calabresi. Nel seminterrato che occupa il lato di un ampio chiostro del convento domenicano è stato allestito il Museo dei Marmi, o Mumar, che espone oltre 200 pezzi marmorei dei secoli XVII-XVIII appartenenti al monastero distrutto. I brani della ricca decorazione testimoniano la ricchezza del complesso e la presenza a Soriano di artisti provenienti da varie parti d'Italia. Tra i pezzi esposti, parti della decorazione scultorea realizzata da Giuseppe Scaglia per la chiesa settecentesca e frammenti di statue dall'altare maggiore. Tra le opere più integre, un seicentesco busto di S. Tommaso d'Aquino di Francesco Grassia e un busto di S. Domenico dello scultore carrarese Giuliano Finelli, collaboratore di Gianlorenzo Bernini; alla cerchia del Bernini è attribuito il frammento di un busto di Santa Caterina da Siena, distrutto dal sisma del 1783 e dall'esposizione alle intemperie che ne hanno calcinato la superficie. Anche il vicino palazzo del Municipio occupa un lato di un ampio chiostro del convento, le cui imponenti rovine lasciano immaginare l'originaria estensione. Oltre agli uffici comunali ospita il Museo d'Arte sacra, inaugurato nel novembre del 2016, che espone opere provenienti dal Tesoro del convento: una raccolta di antichi e preziosi paramenti sacri, argenteria e oreficeria liturgica, croci processionali e dipinti sei-settecenteschi; nell'esposizione trovano spazio inoltre una sezione archeologica, con ceramiche antiche e medievali rinvenute nel territorio, e una sezione di Arte contemporanea con opere di artisti calabresi. Dal 2017 sono visitabili anche l'allestimento dell'antica farmacia del convento, e al piano inferiore, il Museo del Terremoto (Mu Terr), con la geologia e la storia del sisma che distrusse il grande complesso domenicano.

Storia e sviluppo urbano.

Nel 1510 i Domenicani eressero in questo luogo un grandioso convento, che fu un polo di arte e ultura e divenne uno dei più ricchi e famosi di quest'ordine in tutta Europa. Celebre per aver ospitato nel 1535 Carlo V di ritorno da Tunisi e Tommaso Campanella, l'importante complesso religioso accrebbe in fama e ricchezza per la presenza di un'immagine considerata miracolosa: l'effige di San Domenico di Guzmàn ritenuta acheropita, cioè non dipinta da mano umana, che la tradizione vuole consegnata a un monaco della Vergine e delle sante Caterina d'Alessandria e Maria Maddalena. La potenza economica del centro religioso si affermò nel XVII secolo, grazie soprattutto alla protezione accordata dalla Corona di Spagna che vantava una lontana parentela con la casa Guzmàn, ma dovette fare i conti con la violenza dei terremoti: quello del 1659 distrusse l'antico convento e la chiesa, danneggiando anche il prezioso altare in marmi policromi e sculture realizzato nel 1640 dall'architetto romano Marino Longhi. Con il sostegno di un intervento regio, il complesso venne ricostruito in forme ancora più monumentali, con cinque chiostri, un noviziato, il cimitero dei monaci e una grande chiesa, fastosamente decorata da sculture in marmo di Giuseppe scaglia. Lo scultore perugino realizzò un trionfo barocco di angeli, santi e beati dell'ordine domenicano, volti a glorificare l'immagine miracolosa del santo fondatore posta su un nuovo, ricchissimo altare disegnato dall'architetto romano Carlo Marchionni, decorato da scultori napoletani e consacrato nel 1757. Pochi decenni dopo, un nuovo terremoto, quello terribile del 1783, non solo rase al suolo le case di Soriano, riducendo buona parte del grande convento a cumulo di macerie, ma fece franare a valle un'intera collina. Nonostante le distruzioni, il monumentale convento e la vecchia chiesa di S. Domenico sono ancora oggi una presenza imponente di questo piccolo centro delle Serre. Attenti lavori di restauro conservativo, iniziati nel secondo dopoguerra, hanno permesso l'apertura al pubblico di una parte delle rovine, in un percorso che comprende i resti della chiesa barocca e la visita di un museo che raccoglie i frammenti marmorei dell'antico complesso religioso. Lavori di ripristino hanno interessato anche il vasto edificio che occupa un lato del chiostro maggiore, oggi adibito a sede per uffici comunali e per spazi museali, aperti al pubblico nel novembre del 2016.

Sorianello.

A ridosso di Soriano, in posizione dominante su uno spuntone di roccia, il nucleo storico è formato da un gruppo compatto di case addossate le une alle altre, con strette e ripide stradine. Restano pochi ruderi del medievale castello, completamente distrutto dal terremoto del 1783. Ai piedi della collina e lungo un torrente si snoda il Sentiero dei mulini, interessante percorso alla scoperta di strutture per la canalizzazione dell'acqua e di vecchi mulini, un tempo utilizzati per la lavorazione dei cereali.

 
 
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