Soverìa Mannelli

Sembra difficile credere che questo piccolo centro nel cuore della Calabria, raggiunto solo da strade tortuose che attraversano i fitti boschi della Sila, possa divenire una sorta di paese modello, studiato anche all'estero. E invece Soverìa Mannelli è un felice esempio di convivenza tra industria e cultura, innovazione e amore per le tradizioni, ed è la conferma concreta che da questo connubio possono nascere nuove opportunità di lavoro e di sviluppo per il territorio.

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Grazie alle scelte innovative di un'amministrazione attenta alle necessità di un cambiamento, molte importanti aziende calabresi hanno qui la loro sede e il comune si pone all'avanguardia nel processo di informatizzazione del pubblico e del privato. Basti pensare che dal 2003 l'amministrazione comunale ha dato un computer ad ogni famiglia e a ogni associazione del paese e già dal 2008 tutti i cittadini possono collegarsi a internet gratuitamente grazie al wi-fi comunale. Fondato nel 1873, il Lanificio Leo di Soverìa Mannelli è la più antica fabbrica tessile calabrese ed ancora oggi in attività. Interessante esempio di azienda-museo, conserva al suo interno un vasto parco macchine ancora funzionanti, che vanno dal 1890 al 1965, e una collezione di ottocenteschi calchi in legno di pero intagliati a mano, utilizzati per la stampa a ruggine dei tessuti. Non è l'unica eccellenza tra le realtà economiche del paese, tra le queali si deve almeno ricordare la Casa editrice Rubettino, nata nel 1972 come tipografia e divenuta oggi un importante polo economico e culturale non solo regionale. Proviene dall'abbazia di corazzo l'altare maggiore in marmi policromi della Parrocchiale di S. Giovanni Battista, come le balaustre in marmo e la pila per l'acqua santa. Ma il paese, situato tra folti boschi di castagni al margine di una conca, è noto anche perché il 30 agosto 1860 un corpo di soldati borbonici qui si arrese alle truppe garibaldine: un obelisco in marmo bianco, innalzato nel 18888 all'ingresso dell'abitato, ricorda questo episodio, che segnò un'importante tappa nella conquista del Meridione. Visitando il paese si resta colpiti dalla straniante visione di una casa che per la singolare inclinazione di una parete sembra quasi cadere: si tratta in realtà di un'istallazione intitolata Memoria del futuro, realizzata da Fabrizio Plessi in piazza Bonini in occasione del bicentenario del comune.

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