VALLE TRIONTO | welovejonio

Valle del Trionto

Sui monti della Sila, nel cuore verde del mediterraneo, a 1500 metri s.l.m. nasce il fiume Trionto, l'antico Traes, una delle più grandi fiumare del continente europeo. Con il suo ampio e ramificato bacino idrografico, questo fiume abbraccia un vasto territorio che dall'altopiano silano, repentinamente, si proietta verso il mare con scoscese pendici e sinuose colline che adagiano la Sila Greca nelle azzurre acque dello Ionio.

I territori comunali coinvolti sono dei centri medievali, poco popolati, ma il percorso che si deve fare in macchina per raggiungerli è molto suggestivo e ricco di sorprese

 

L'alternarsi e il radicarsi di popoli e culture hanno dato vita in questo territorio, a peculiari, antichissime, tradizioni, che si palesano, quale vissuto storico delle generazioni che si sono succedute, nel gusto, tutto mediterraneo, della tradizione culinaria, nei gesti atavici di artigiani e contadini, nelle espressioni e nei termini dialettali.

Alle più antiche popolazioni, gli enotri, si sono integrati nel continuo divenire dei secoli e della storia, micenei, greci e fenici, lucani e brettii cartaginesi e romani, bizantini e arabi, normanni e ancora francesi, spagnoli, austriaci: una millenaria e peculiare cultura che da sempre lega alla propria terra l'uomo che vive sulle rive del fiume Trionto.

Tante sono le storie, le testimonianze archeologiche e monumentali in cui riconoscere il nostro prestigioso passato, che ha lasciato impressi nello stesso paesaggio segni evidenti, evocativi,cme i rigogliosi uliveti che dalla costa si inerpicano verso l'area pre-silana, dove cedono il posto a castagni, lecci, pini e faggi che ammantano le alture montuose. I nostri ulivi dal tronco nodoso e contorto, quali silentie millenari abitanti della nostra valle, regalano agli occhi di chi li ammira il verde cangiante delle loro foglie, al palato di chi ne gusta i frutti le olive e l'olio dalle eccezionali qualità nutritive, alla memoria il ricordo delle sapienti mani che da millenni ne accarezzano le chiome.

Era l'età del Bronzo, 3600 anni fa, quando gli Enotri addomesticarono l'Oleaster ed impiantarono le prime coltivazioni, dell'ulivo domestico, come testimoniano i resti, rinvenuti nei siti del periodo, di noccioli di oliva e dei grandi contenitori ceramici, i dolii, atti alla conserva dell'olio.

La trazione olivicola si accrebbe nel periodo magno greco con l'arrivo, nell'VIII sec. a.C., dei coloni achei che fondarono Sibari e che nella valle del Trionto trovarono colline feraci da sfruttare nella produzione del pregiatissimo olio decantato nelle fonti letterarie antiche.In seguito i brettii e soprattutto i romani seppero organizzare i fertili territori agrari che facevano capo ad efficienti aziende agricole, le villae rusticae, in cui i prodotti della terra, tra cui anche le olive, venivano lavorati, conservati e commercializzati. Non dissimile da questo modello a partire dal XIII secolo, quando ne favorì la nascita lo stesso Federico II di Svevia, sorsero le grandi masserie di campagna e i più modesti casini, che polarizzarono le attività agrarie fino alla metà del secolo scorso. Oggi possiamo ancora ammirare sulle alture che dominano i vasti uliveti secolari, queste maestose fattorie, fiorenti centri di produzione in cui confluì la millenaria tradizione olivicola ereditata dall'antichità e trasmessa dal laborioso lavoro di donne e uomini guidati dai sapienti monaci aitalo-greci attivi nella Sila Greca in età bizantina e medievale.Un'antichissima storia culturale, dunque, che oggi si concretizza  nell'eccellenza olivicola della valle del Trionto, la Dolce di Rossano, una cultivar che i nostri agricoltori, sulle orme dei propri avi, continuano a coltivare con amore e dedizione, regalandoci un olio che unisce alle sue proprietà organolettiche uniche il sapore della nostra ricca storia millenaria.

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